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Cockfighter

Combattimenti di galli

Il film si svolge nel mondo delle battaglie dei galli, tra allevatori, allenatori, arene, scommettitori. In molti passaggi è del tutto assimilabile a un documentario.
Il personaggio di Oates, sbruffone e beone, fa il voto di non profferire più una parola fino a quando non avrà vinto il torneo maggiormente ambito, per riconquistare il rispetto di sé e, riscattato, l’amore della sua ragazza di un tempo.

Gli allevatori trattano con grande premura i propri galli, li curano e quasi li amano. Ma poi li fanno combattere in gare in cui possono trovare la morte. Non sembra che lo facciano per denaro, che comunque è poco e appare ininfluente: piuttosto, usano i galli come strumenti per fini di realizzazione personale, non esitando a sbarazzarsene alla bisogna.
È questo che Oates, indubitabilmente ossessionato, vuole mostrare alla donna che ama, e che invece è schifata da tale genere di mondo, non vedendovi un futuro di realizzazione di coppia.

Questo meccanismo forse ha affascinato Hellman, per il grado di dipendenza che innesca nell’essere umano, con il suo potenziale di paradossalità. Ma in effetti, esso non appare così esistenzialmente assurdo, e in (/da) questo film l’interesse principale del regista sembra subire uno slittamento.
Allo stesso modo, il percorso per il torneo finale, l’occasione di riscatto, è sì costellato di deviazioni e divagazioni episodiche, con raccordi di montaggio peraltro approssimativi, come la gara di “Strada A Doppia Corsia”, ma qua, al contrario che nell’altro film, alla fine si arriva.

OneLouder

Un soggetto e una sceneggiatura troppo forti impediscono a Hellman l’espressione compiuta delle proprie marche autoriali, nonostante i tentativi nel montaggio.
La metafora sulla vita e i combattimenti dei galli, e la forza della sua portata, non sembrano appartenergli del tutto, così come il mutismo che si autoimpone Oates non rispetta quel senso di indefinitezza e di inessenzialità cui Hellman ci aveva abituati.

Pro

Contro

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