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Storia di un garbato lìder màximo

“Non vi dico addio. Spero di combattere come un soldato delle idee”: è questo uno dei passaggi del documento che Fidel Castro, lìder màximo della rivoluzione cubana, ha reso noto il 19 febbraio 2008, data che rimarrà storica forse quanto quell’ormai lontano 8 gennaio del 1959 quando Fidel raggiunse l’Avana, rovesciando definitivamente il regime di Batista.
Personaggio estremamente affascinante, ammantato tanto di mito quanto di pregiudizi, Fidel Castro è stato l’anima di Cuba per più di quarant’anni. Oliver Stone ce lo propone in una lunga intervista-ritratto, datata 2003, che oggi diventa quanto mai attuale dopo l’annuncio del suo ritiro dalla guida di Cuba.
Frutto di trenta intense ore di dialogo, “Comandante” ha almeno due protagonisti. Oltre a Fidel, infatti, al centro della scena troviamo sempre e comunque Oliver Stone, regista hollywoodiano alternativo per antonomasia, che si fa riprendere in atteggiamenti di totale confidenza con il lìder.
Protagonista, però, è ovviamente anche la Storia, rappresentata da una ricchissima serie di sequenze di repertorio in bianco e nero che ripercorrono vicende spesso critiche come la guerra in Vietnam e i rapporti di Cuba con le due grandi superpotenze degli Stati Uniti e dell’Urss.
Il ritratto che ne risulta è quello di un uomo garbato e colto, ma deciso e fermo nei propri ideali, sempre acclamato dalla popolazione che lo circonda. Un antidoto contro tutte le storie che dipingono Cuba come un girone infernale ma, allo stesso modo, un’immagine da Eldorado da prendere con le dovute pinze.
Ciò che non si discute è invece il tema principe: la libertà. Tema che Oliver Stone ricorda citando, in conclusione, una massima di Benjamin Franklin che ancora oggi conserva intatta tutta la sua pregnanza: “Those who would give up essential liberty to obtain a little temporary safety, deserve neither liberty nor safety”. Amen.

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