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Elogio della follia

Articolo 12, Comma 1: L’unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte è la pazzia.
Articolo 12, Comma 22: Chiunque chieda il congedo dal fronte non è pazzo.

Da un lato “Comma 22″, il film di Mike Nichols tratto dal ben più noto libro di Joseph Heller, è l’esegesi di questo (e non solo) paradosso. I dialoghi finiscono continuamente per impantanarsi in sillogismi impossibili di questo tipo e ricorrono continuamente alla pazzia come giustificativo per ogni tipo di comportamento. In effetti bisogna essere davvero fuori di testa per fare la guerra, il concetto è questo. Sono tutti pazzi, difatti, i commilitoni del capitano John Yossarian, impegnati nella liberazione aerea dell’Italia dai tedeschi insediati in conclusione di Seconda Guerra Mondiale: chi per un motivo, chi per l’altro, prima o poi dimostra di aver perso il senno e il buonsenso, tanto da fare una gran brutta fine.

Al contrario di Yossarian, dichiaratamente pazzo per cercare di evitare le infinite missioni necessarie al congedo, ma anti-eroe nel quale ci si immedesima nel riconoscere i reali valori della vita. La conclusione non è certo completamente a suo favore, è infatti impossibile uscire indenni da questa società, oltre che da questa guerra, guidata da opportunisti, cinici e amorali. La frustrazione nei confronti di quei pazzi che governano tutto ciò sembra la stessa di “Fight Club”, quando sembra impossibile uscire dalle dissennate operazioni del Progetto Mayhem e ci si trova soli ad osservare la follia del popolo soggetto a tali dettami. La critica è quindi più ampia di quella che potrebbe far ipotizzare un clone sbilenco di “M.A.S.H.” – atteggiamento a dire il vero soltanto abbozzato da Nichols – contrappone infatti la pienezza di una società degradata come quella americana, all’arte dell’arrangiamento tutta italiana, che nel suo opportunistico tono minore tenta di sopravvivere all’egoistica e sconsiderata distruzione a stelle e strisce.

“Comma 22″ sfrutta un soggetto eccellente per distinguersi dalla massa di film di guerra suoi contemporanei, ma assume linee guida non sempre troppo chiare, che lo portano a ricadere comunque nell’inefficacia che ha contraddistinto la maggior parte dei suoi concorrenti. Il suo recupero resta quindi legato a particolare predilezione per il regista o, meglio, per il paradosso su cui tesse la sua trama.

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