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Un buco nell’acqua

Non sempre le ciambelle riescono col buco. Vale anche per i big, e “Complesso Di Colpa” ne è la piena dimostrazione. Michael Courtland (Cliff Robertson, lo zio Parker in “Spiderman” di Sam Raimi) è un ricco immobiliarista. A sedici anni dal rapimento e dall’ uccisione della sua famiglia, si reca a Firenze per lavoro e, nella stessa chiesa in cui aveva conosciuto Elizabeth, la defunta moglie, incontra Sandra. La forte somiglianza tra le due riaccenderà in Michael la speranza di un nuovo inizio.
L’ elenco dei punti deboli di questo film appare quanto mai lungo: tra i più lampanti, sceneggiatura fragilissima, se non addirittura inesistente, e interpretazione davvero scadente, specie da parte di Robertson.
Sin dalle prime scene il film tradisce il suo scarso spessore, costruito attorno ad un, peraltro poco pirotecnico, colpo di scena finale: strategia quanto meno fallimentare.
Dai dialoghi alle comparse, tutto sembra posticcio, gettato nella mischia solo perché così deve essere. Persino la colonna sonora, firmata dal grande Bernard Herrman, celebre per aver composto le musiche di film del calibro di “Psyco” e “Quarto Potere”, invece di creare armonia, entra in conflitto con la parte visiva, in una sorprendente corsa alla supremazia estetica.
Il risultato è un tributo reso male al cinema di Hitchcock, oltre che la conferma di un fatto importante: non sempre al talento dietro la macchina da presa corrisponde una pari maestria nell’uso della penna.

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