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  • Complici Del Silenzio

    Diretto da Stefano Incerti

    Data di uscita: 17-04-2009

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El Mundial e i desaparecidos

Argentina, 1978, mondiali di calcio. Un giornalista sportivo italiano (Alessio Boni), assieme al suo fotoreporter (Giuseppe Battiston), incontra i parenti emigrati a Buenos Aires, conosce una donna misteriosa e affascinate a cui consegna dei soldi per conto dell’ ex marito, ufficialmente come risarcimento per la causa di divorzio, se ne innamora e finisce in un casino assurdo. La bella infatti è una guerrigliera di un’organizzazione clandestina che si oppone al sanguinario regime militare di Videla, colpevole del genocidio, è così che va chiamato, di trentamila argentini, improvvisamente desaparecidos, torturati, uccisi e gettati dagli aerei nell’Atlantico o sepolti, per modo di dire, in anonime fosse comuni. Non bisognava essere per forza comunisti, sindacalisti o guerriglieri per ricevere questo trattamento, bastava essere uno studente e suonare in un bar con i propri amici, come accade a due comparse, oppure andare al funerale di un prete morto in circostanze alquanto strane, come accade ad uno dei parenti del protagonista, ed essere prelevato, in chiesa, assieme a tutti i convenuti, compreso il prete che sta celebrando, gente colpevole soltanto di trovarsi in quel luogo e in quel momento.

Nelle due scene citate, l’ultimo film di Stefano Incerti è efficace nel rendere la gratuità della morte, l’idea che, a quei tempi, in Argentina, uno come noi poteva uscire di casa e non tornare più, essere ucciso senza un motivo, come se si venisse uccisi da un pazzo, solo che qui il pazzo, anzi i pazzi, avevano licenza di uccidere, per il gusto sadico di esercitare il proprio potere, di sentirsi forti, calpestando ciò che chiede solo di essere rispettato, e quindi, per definizione, è debole.

Per il resto, nonostante il tema trattato sia forte, è un film narrativo con aspirazioni di impegno civile, che cerca di rappresentare le cose “così come sono avvenute”, dimenticandosi che il cinema non è mai uno specchio fedele della realtà; anzi, a furia di imitare la realtà, la banalizza, cioè rappresenta di essa uno spaccato che si ritiene esemplificativo, ma senza rielaborarlo, come se si cercasse di rappresentare, nel modo più fedele possibile, un quiz televisivo, o uno show della de Filippi: non si riuscirà mai ad essere più trash dell’originale, verrà fuori sempre una macchietta.

OneLouder

È mai possibile che, con tutto quello che c’è da raccontare oggi in italia, il cinema italiano non sa fare altro che rinchiudersi in case finemente arredate per raccontare melodrammi e drammi familiari che sono la versione presuntuosa delle telenovelas? E anche quando finalmente esce da questo circolo vizioso, che fa? Se ne va in Argentina ad esportare il modo di fare cinema italiano di questi anni? Poteva venir fuori un bel film, come “Hijos” o “Garage Olimpo” di Marco Bechis, ma è venuto fuori un melò che vorrebbe trasformarsi in thriller ma proprio non ce la fa ad agganciarne il ritmo e la tensione. E, detto, per inciso, neanche le belle inquadrature.

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