Home > Recensioni > Con Gli Occhi Chiusi

Correlati

Realismo di altri tempi

Ambientato in Toscana all’inizio del ’900, il film tratto dall’omonimo romanzo di Federigo Tozzi ha come protagonista Pietro Rosi, un giovane fragile e sognatore; è figlio di Domenico, il padrone di un grande podere, attaccato al denaro e ai suoi beni e che tradisce sua moglie Anna, donna innamorata che non sembra appartenere a quel mondo carnale.

Il giovane Pietro, sottomesso dal padre e inetto a mandare avanti gli studi, ama ad “occhi chiusi” la contadinella Ghisola, silenziosa e asociale.
Il destino è inevitabile, lei viene allontanata dal podere per volere di Domenico, che brama un’altra donna accanto al figlio. In città, con il passare del tempo Ghisola diventa una prostituta sotto padrone. I due ragazzi ormai adulti si incontrano di nuovo, lui ancora follemente innamorato e lei, incinta, si avvale di quell’amore per attribuire il figlio a Pietro.

Ma il lieto fine è in arrivo, lui scopre la verità su Ghisola, apre gli occhi e termina in quel momento la sua infelice adolescenza: la Archibugi mette in scena un’intensa storia d’amore infelice legata a un realismo che coglie l’angoscia del vivere. Scene crude e a tratti violente sembrano collegate da una logica che sfoscia in conseguenze esistenziali fatali.

OneLouder

La regista Francesca Archibugi lascia il mondo romano, piccolo borghese dei suoi primi film e si cimenta in questa drammatica storia, in cui,senza dare un respiro di sollievo, emergono la crudeltà della vita rurale e il lavoro spossante dei contadini. La violenza della natura malevola riusciamo a viverla in prima persona, il freddo lo sentiamo nelle ossa e le sciagure ci fanno palpitare. Un’Italia ormai lontana viene descritta con attenzione, tenendo sempre presente la psicologia difficile dei personaggi.

Pro

Contro

Scroll To Top