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Miyazaki e la mania del volo

In ogni film di Hayao Miyazaki il riferimento al volo e all’aria non manca mai. Si tratta a tutti gli effetti di una sua mania, e anche in questo “Kiki – Consegne a domicilio” troviamo la giovane protagonista che, a cavallo di una scopa, si allontana da casa – ma non prima che il padre l’abbia presa in braccio per l’ultima volta per farla giocare all’aeroplano – e intraprendere l’apprendistato per diventare una strega coi fiocchi.

Nel suo viaggio, ambientato in uno scenario dai tratti europei e al contempo fiabeschi, Kiki, accompagnata dal simpatico gatto nero Jiji, incontra Tombo, ragazzino che la coinvolge nel suo sogno: costruire un velivolo. Il volo diventa, così, metafora lampante del processo formativo che i protagonisti devono affrontare per diventare adulti. Ma il pozzo tematico della pellicola non si esaurisce qui perché, con “Kiki”, Miyazaki affronta per la prima volta in maniera compiuta uno dei suoi temi più cari: il binomio arte/magia. Personaggio chiave è infatti Ursula, una giovane pittrice che vive nel cuore della foresta – consueto invito che il regista lancia al vivere in armonia con la natura – e che attraversa, parallelamente a Kiki, un momento di crisi. Se la giovane strega perde infatti i suoi poteri, Ursula smarrisce la sua ispirazione. I due personaggi sono l’uno il doppio dell’altro e non a caso le loro voci sono affidate alla stessa doppiatrice. “Kiki – Consegne a domicilio” potrebbe sembrare un semplice lungometraggio per l’infanzia – e, in effetti, si tratta di un film meno complesso rispetto ad altri del regista giapponese – ma in realtà gli spunti per le riflessioni sono sempre dietro l’angolo e l’altissimo standard dell’animazione e della colonna sonora – sempre firmata da Joe Hisaishi – ne fanno l’ennesimo capolavoro dello studio Ghibli.

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