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Caso e caos

“Il pipistrello sbagliato ha incontrato il maiale sbagliato”: questa è la spiegazione dei medici di fronte al sorgere di un virus del tutto nuovo che comincia a mietere vittime in tutto il globo. Mentre l’establishment mondiale della salute si destreggia fra burocrazia, coscienza e capitalismo, un blogger megalomane e ribelle sparge la voce di una cura omeopatica non sperimentata. Quando un vaccino viene sintetizzato, chi sarà il primo ad averlo?

OneLouder

Film corale di invidiabile solidità, diretto con una grande concentrazione di significati che lo rende complessissimo, l’ultimo Soderbergh (fuori concorso alla 68. Mostra del Cinema di Venezia) affronta un tema non certo nuovo ma dalle mille ramificazioni che investono i grandi temi del mondo di oggi: potrebbe essere visto come una grande metafora della presente crisi economica o della paura dell’altro che ci attanaglia sempre di più. I sentimenti positivi sembrano impotenti di fronte al fatto che l’altro è il nemico, l’altro è la morte: l’unico modo affinché l’amore rinasca è quello di rinchiuderlo nel privato più esclusivo possibile.

Come al solito, Soderbergh ha invitato i propri amici a recitare nella sua opera, ma stavolta fa piazza pulita dello star system facendo morire i nomi più famosi, facendo fare figure barbine ad altre star di prima grandezza e dando in mano la soluzione del problema ad un’attrice relativamente sconosciuta, Jennifer Ehle. La tensione è già alle stelle fin dall’inizio e continua a salire senza requie; persino la scoperta del vaccino non presenta il sollievo totale che ci si aspetterebbe bensì dà la stura a nuove complicazioni etiche. La reale origine del virus rimane ignota al mondo (ma non al pubblico) e ribadisce il messaggio pessimista: siamo in mano al caso, siamo in mano al caos.

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