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Rustico e intelligente

Frédéric Back insegna con questo “Crac”, premio Oscar nel 1982, quanto un’opera d’arte possa essere ricca e densa di significati seppure tutta concentrata in pochi minuti di pellicola.
Al centro del film troviamo una sedia a dondolo di legno, la cui storia accompagna prima le vicende di una famiglia di campagna e successivamente la parabola dei processi di industrializzazione e di inurbamento selvaggio che segnano il Quebec. Tutto nasce dal “Crac” dell’albero che viene abbattuto da un falegname, suono riprodotto anche da un’onomatopea visiva che funge così da titolo. Ed è in questo modo che la sedia comincia a prendere forma, grazie all’amorevole lavoro di taglio, rifinitura e decorazione del pezzo di legno originario, che l’uomo si è procurato direttamente a contatto con la natura.

La sedia, dunque, diventa chiaramente il simbolo di un’arte – o forse è meglio dire “artigianato” – ricca di significato e di stratificazione storica, vicina insomma alla gente, come ci ricordano i balli e le musiche tradizionali che la circondano durante le feste o, più esplicitamente, la sequenza che ritrae un pittore che dipinge la cascina in cui vive la famiglia protagonista. Non a caso dalla tela fuoriescono, come stelle filanti, gruppi di persone felici. Il paragone, che subito salta all’occhio, è con i quadri astratti ospitati nella ex centrale nucleare, ora adibita a galleria di arte contemporanea. Mentre gli adulti si sprecano in esclamazioni – memorabile il “bellissimo” pronunciato dal tipico intenditore d’arte, con tanto di barba incolta e cappello – e la chewing gum di una visitatrice assume le medesime sembianze del soggetto di una delle tele – metafora della loro inconsistenza – i bambini si guardano l’un l’altro interrogativi.

Dov’è l’arte? Forse nella vecchia sedia a dondolo che il custode della galleria ha recuperato da una discarica. Lei è ancora lì e riesce, nonostante gli anni e tutti i “Crac” subiti, ad animare i piccoli visitatori. E così è per i 7.000 disegni a mano di Frédéric Back: quando dietro un’opera ci sono la cura e l’onestà intellettuale, il risultato non può che essere eccellente.

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