Home > Recensioni > Damsels in Distress

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Let’s dance!

La Mostra del Cinema di Venezia aperta con lo sconforto disilluso di “The Ides of March” – il film di George Clooney in competizione – chiude a passo di danza con Violet, la protagonista di “Damsels in Distress“, satira sociale con tocchi di musical firmata da Whit Stillman.

Violet (Greta Gerwig), studentessa al Seven Oaks College, ha una missione: migliorare la vita di chi la circonda e arginare così depressione e fallimenti esistenziali. Insieme a due amiche ha addirittura messo in piedi un centro di prevenzione per contrastare le tendenze suicide dei coetanei con terapie a base di ciambelle dolci e lezioni di tip tap. Quando Lily (Analeigh Tipton), appena trasferitasi nel campus universitario, si unisce al trio di salvatrici, gli equilibri cominciano a saltare e i legami d’amicizia e amore (buona parte del “distress” delle fanciulle è d’origine sentimentale) si ridefiniscono.

Dal 1 agosto nelle sale italiane

OneLouder

È acuta, problematica e divertente la sceneggiatura di “Damsels in Distress”: ci delizia con le arguzie della lingua svelta di Violet e suscita gravi pensieri sul valore dell’identità personale e su quanto si è disposti a fare e a dare per ottenere successo, approvazione e per saltare lo steccato che separa i perdenti dai vincenti.
Si può davvero fare qualcosa per migliorare le condizioni dell’umanità? Forse sì, ma la soluzione non è nelle costrizioni né nei deliri di onnipotenza. E Violet, malgrado tutti i pasticci e gli errori commessi, ha sempre avuto ben chiaro l’obiettivo finale: far ballare il mondo.

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