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“Una commedia romantica”

Abe non è che abbia una vita invidiabile. Abita con i suoi, lavora nella ditta del padre, colleziona action figures e suppellettili imbarazzanti. È un imbecille dal buon cuore, fa lo smargiasso, ma non è il nerd tutto sommato appetibile sognato dalle tipe che si iscrivono ai gruppi fan di “The Big Bang Theory”. È insistente, pieno di sé, e ha tutta una propria interpretazione del concetto di “no”. Si autodefinisce il cavallo sbagliato delle scommesse, quello su cui qualcuno punta comunque, quello che a volte – a sorpresa – vince.

Un giorno succede che Abe si innamora di Miranda, riesce a incastrarla in un appuntamento, le chiede di sposarlo. Lei, a sorpresa, risponde di sì. Ma avrà altro da rivelare. Al di là di questo particolare, il film – potevate immaginarlo – non va unicamente in direzione della love story semi-imposta.

OneLouder

C’è chi, alla Mostra del Cinema di Venezia – dove ne è stata proiettata l’anteprima in concorso – ha definito “Dark Horse” «un Solondz minore» ma, sorvolando sul fastidio, questo è inesatto. Non si tratta del Solondz più morboso, quello di “Happiness” o “Storytelling”, ma acume e ferocia sono presenti come sempre: Solondz resta grottesco e nero, disincantato come non mai nei confronti dei suoi personaggi. Divora tutto, lascia pochi spiragli per salvarsi. I tempi e i dettagli comici sono al massimo della resa, continua ad ampliarsi lo spazio lasciato all’Immaginario del Personaggio. Insomma, tutto bene. Lui di film ne gira già pochi, lasciamo che siano maggiori.

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Contro

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