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Il gioco sadico dell’ingiustizia

“Di tutti i miei libri amo soprattutto David Copperfield. Mi credete certamente se dico che sono l’appassionato genitore di ogni figlio della mia immaginazione, e che nessuno potrà mai amare quella famigliola cosí come la amo io. Ma, come molti appassionati genitori, custodisco nel profondo del mio cuore un figlio prediletto. E il suo nome è David Copperfield”.
Ebbene, cosí Charles Dickens definí il suo romanzo, fiore all’occhiello della sua produzione letteraria che ritorna in televisione (dopo l’ultima versione televisiva interpretata da Giancarlo Giannini nel 1965, divenuta un vero e proprio cult) per l’interpretazione di Giorgio Pasotti, Maya Sansa e Gianmarco Tognazzi, in due puntate dirette da Ambrogio Lo Giudice in onda 26 e lunedí 27 in prima serata su Raiuno.
David è un bimbo felice e spensierato dal cuore dolce e sensibile che, dopo aver subito la perdita del padre, instaura un delizioso e quanto mai inconsueto, anacronistico rapporto con la madre Clara e con Miss Peggotty, l’anziana goveranante. Un rapporto fatto di sguardi complici, baci e abbracci affettuosi. Questo fino a quando non interferisce Mr Murdstone (interpretato da Stefano Dionisi), un affascinante cacciatore di dote, presenza che si fa ben presto crudele e spietata, convinto di saper educare a suon di rimproveri offensivi e frustino. Inoltre, Murdstone ha il massimo controllo, anzi: il dominio, sulla vita della malcapitata Clara, donna di temperamento troppo debole e privo di senso critico (al punto di suscitare nello spettatore rabbia ed indignazione) per riappropriarsi della propria libertà.

Comincia cosí per David un lungo e difficile calvario: dalla reclusione nel collegio di Salem, alla morte improvvisa della madre, dal lavoro a Londra nel bottiglificio del patrigno alla strana amicizia con Mr Micawber (aristocratico decaduto), passando per la dimora di zia Betsey, fino all’arrivo a casa di Mr Wickfield, che lo aiuterà a studiare e quindi a diventare avvocato, nello stosso periodo in cui comincia, per David, una profonda e intima amicizia con Agnes (figlia di Mr Wickfield), che porta in qualche modo a galla una profonda storia d’amore per lungo tempo inespressa.
Tanti saranno i soprusi cui dovrà sottostare, almeno inizialmente, David, ma grazie alla grande determinazione, forza di volontà e incrollabile fiducia in se stesso, riuscirà a superarli e a ritagliarsi un ruolo nella granitica società inglese dell’800 fino, chiaro rappresentante di una nuova figura sociale allora emergente, la borghesia.

Un plauso particolare va a Gianmarco Tognazzi, fisicamente trasformato, per l’ eccellente interpretazione, insinuante e maligna, del cinico e viscido Uriah, .
Vengono dipinte con grande vena poetica e con grande maestria, dal punto di vista stilistico (che ricorda Oliver Twist), le atmosfere sinistre e logore, il puzzo della miseria che avvince e costringe lo spirito in una morsa di terrore, lo squallore e la decadenza dei sobborghi inglesi, custodi di esistenze balorde che sgomitano nel fango, dei vicoli in cui si consumano amori mai sbocciati e subdole angherie .
Il film, equilibrato, non è tuttavia soltanto orrore per le angherie e i sosprusi, ma anche nobili sentimenti come l’amicizia, la generosità disinteressata, l’amore smisurato per equità e coerenza, e suggerisce duque un universale percorso di purificazione. E non pare fuori luogo, allora, pensare che anche questa edizione del capolavoro di Dickens possa divenire un classico del film tv con cui commuoversi, sognare e credere ancora che il bene possa trionfare sul male.

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