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Ridere sulla morte nella terra del Sol Levante

In Giappone è un caso cinematografico. Tra i film più visti di sempre, “Departures” di Yojiro Takita fu però subito riconosciuto anche in Occidente, vincendo un Oscar nel 2009. E, ora, con un po’ di ritardo, eccolo sbarcare in Italia.
Il tema è di quelli che possono imbarazzare. Il protagonista, Daigo, costretto ad abbandonare una non troppo promettente carriera di violoncellista a Tokyo, ritorna al paese d’origine, nella prefettura di Yamagata. Ed è qui che comincia un’altra carriera in un settore in cui mai avrebbe immaginato di lavorare: la preparazione cerimoniale dei corpi prima della cremazione. Nonostante le prime riluttanze, Daigo scoprirà l’importanza, vitale, di un mestiere stigmatizzato da tutti.

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Forse un po’ troppo “giapponese” per noi: e quindi potremmo storcere il naso di fronte a sequenze che hanno tutto il sapore del kitsch e del melenso più estremo. Ma entrare dentro “Departures” vuol dire entrare dentro un’opera densa di poesia – la poesia vera, quella che si sporca le mani – che propone in maniera inedita il tema, sempre emozionante, sempre rischioso, della morte. Si sorride, si riflette e, se si riesce a “giapponesizzarsi” un po’, alla fine ci si commuove anche.

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