Home > Recensioni > Desert Flower

L’atrocità delle tradizioni

Desert Flower, realizzato da Sherry Hormann, si ispira al libro autobiografico scritto da Waris Dirie. Questo film ci fa viaggiare in paesi dai costumi molto diversi: la Somalia e l’Inghilterra. Tratta il tema delle mutilazioni subite dalle donne somale e denuncia, oltre al tema dell’infibulazione, molte ingiustizie come la schiavitù moderna, le condizioni degli immigrati, lo stupro, il matrimonio “sulla carta” così come il matrimonio forzato.

Ma ci fa anche capire che nelle situazioni difficili bisogna avere sempre speranza: la protagonista Waris vede la sua vita sconvolta dalla sua amicizia con Marilyn, una venditrice eccentrica, e dall’incontro con un famoso fotografo. Il suo ingresso nel mondo occidentale è punteggiato da flash-back riferiti alla sua infanzia in Somalia, il che accentua il contrasto tra le due culture. Waris credeva che la mutilazione e le condizioni delle donne nel suo paese fossero fatti “normali” ma, mano a mano, si accorge che sono degli attacchi alla libertà della donna. La moda le permette di affermare la sua femminilità, di aprirsi alla gente e di avere fiducia in se stessa al punto di parlare a tutto il mondo dell’atrocità dell’infibulazione. La parte del film in cui lei si fa mutilare è il passaggio più difficile, e fa realmente prendere coscienza della crudeltà di questa tradizione.

Dopo il film, il dibattito con Waris Dirie è stato commovente per la sua umanità nei confronti del pubblico. In definitiva, un bel film da vedere.

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