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Fuoricampo della banalità

Gli anni passano per Gus, gloria tra gli scout del mondo del baseball, e la sua vista comincia a tirargli qualche tiro mancino. La moglie è morta da qualche anno, e la figlia, Mickey, sta finalmente coronando il sogno di essere promossa a socio dello studio legale in cui lavora.

Quando il vecchio – è lui, Clint Eastwood – deve partire alla volta del Nord Carolina per decidere se puntare su un giovane battitore che tutti descrivono come una delle promesse del baseball, la ragazza, preoccupata per la salute del padre, decide di accompagnarlo.

Qui incontra Johnny Flanagan, giovanissimo scout rivale(è Justin Timberlake), che le farà rimettere in discussione la sua frenetica vita cittadina e riassaporare il suo amore di bambina per lo sport. Nel frattempo Gus non sa che la squadra per cui lavora, gli Atlanta Braves, stanno mettendo in discussione lui e le sue capacità e che la loro fiducia crolla quando vengono a conoscenza del suo problema alla vista. Gus, però, ha un dono: la capacità di “vedere” anche con l’udito, e soprattutto un intuito maturato in decenni di esperienza.

OneLouder

Banale nei modi espressivi e nei contenuti, “Di nuovo in gioco” non è certo un film noioso, o sgraziato. Anzi, ben confezionato, con un cast di grande prestigio (c’è anche John Goodman). Un film classico, insomma, che si lascia guardare senza particolari traumi. Tranne uno, vedere un grande, grandissimo attore – e soprattutto regista –, costretto a scena patetiche che si vorrebbero subito dimenticare. Ormai Eastwood è più del “duro” di Hollywood, è quasi un guru del cinema – che lo si segua oppure no – e probabilmente dovrebbe esimersi dall’accettare simili copioni. Chissà se, senza di lui, “Di nuovo in gioco” sarebbe stato un film ancora più banale oppure una commediola senza pretese, e per questo anche senza brutte sorprese.

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