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Tutto perfetto

Leonora, detta Leo, è una sedicenne dell’hinterland milanese che si ritrova a fare i conti col padre, tornato in Italia dopo dieci anni di assenza.
Alì è un suo coetaneo e compagno di scuola, appassionato di fumetti e giardiniere a tempo perso, che si innamora della bella della classe e le tenta davvero tutte per essere ricambiato.

L’adolescenza è una tematica sfruttatissima al cinema, e d’altronde è fin troppo facile prendere al cuore lo spettatore raccontando esperienze forti di giovani vite spezzate, casi senza speranza, droga, alcol e violenza. La scelta del regista non può quindi che definirsi coraggiosa: i ragazzi protagonisti di “Diari” non solo sono perfettamente “normali”, ma la loro quotidianità è descritta con mano felicemente leggera, che non si serve di retorica spicciola e abusata per delineare .

Il primo lungometraggio di Attilio Azzola nasce da un progetto portato avanti negli ultimi anni dal regista stesso, il quale ha organizzato corsi di recitazione e tecnica cinematografica insieme agli studenti di alcune scuole della provincia di Milano. In questo film i ragazzi non sono solo attori, ma aiuto registi, fotografi, addetti alle luci, in piccola parte anche scrittori.

Se non si può non rimarcare una forte venatura naïf in tutta la pellicola, il cui cast è peraltro composto in gran parte da attori non professionisti, va comunque sottolineato il grandissimo valore formativo e innovativo di un progetto di questo tipo, che ha infatti ricevuto riconoscimenti anche a Cannes ed è riuscito a coinvolgere tra i finanziatori una serie di sponsor non convenzionali fortemente legati al territorio milanese.

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La trama è tutto sommato prevedibile, la regia modesta e gli attori quasi tutti dilettanti (d’accordo, non è facile in Italia trovare attori-bambini perfettamente preparati come negli Stati Uniti, ma a tutto c’è un limite), eppure c’è qualcosa di indefinibile in questo film che spinge a provare grande simpatia per tutto il progetto. L’entusiasmo ed il coraggio con cui è stato portato avanti non trasforma una pellicola indipendente in un capolavoro, nemmeno in un film di culto per nicchie, ma l’incoraggiamento se lo merita tutto.

Pro

Contro

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