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  • Diaz – Non Pulire Questo Sangue

    Diretto da Daniele Vicari

    Data di uscita: 13-04-2012

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I black bloc e i black cops

Diaz” è il secondo film uscito in poco tempo su una vicenda della recente storia italiana su cui ancora non si è potuta mettere la parola fine.
È infatti del mese scorso “Romanzo di Una Strage”, che trattava di piazza Fontana, della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli e forniva le sue risposte e una sua interpretazione dei fatti. “Diaz” si muove sulla stessa falsariga, diventando il romanzo di un massacro, descrivendo con simile tecnica narrativa i fatti della Diaz e di Bolzaneto del 21 luglio 2001.

La scelta del (piuttosto mediocre) regista Daniele Vicari è quella di presentarci i fatti coralmente, senza un protagonista definito. In scena ci sono Luca il giornalista del Giornale di Bologna (Elio Germano), il pensionato Spi, il francese che andrà a testimoniare per primo, Marco il ragazzo del Social Forum, il due black bloc francesi, il carabiniere donna, le due ragazze tedesche, l’avvocato del Social Forum.
Vicari ci dà diversi punti di vista. Usa il momento del lancio della bottiglia verso la camionetta dei carabinieri come cesura, momento cui continuamente si torna e che sempre è un nuovo inizio. Una metafora abbastanza semplice, che indica l’esplosione della violenza, e forse il suo pretesto.

La Fandango ha già prodotto “Black Block” di Carlo Bachschmidt di cui “Diaz” è in un certo senso il corollario, dato che si tratta di un film basato sulle testimonianze, dunque anche quelle che hanno reso in “Black Block” i ragazzi torturati a Bolzaneto (due spagnoli, tre tedeschi, un inglese e un francese). Ad esempio, la testimonianza di Lena rivive nella sequenza in cui la ragazza tedesca viene scaraventata contro gli attaccapanni.

L’opera ha certamente un grande impatto emotivo, ottenuto senza esagerare o cadere nel morboso. Non ci si sofferma sulle botte durante l’irruzione. Ci sono, è necessario che ci siano, ma la scena avrebbe potuto essere più splatter. La scelta di fermarla nel mentre per fare dei flash back la alleggerisce, anche se non le toglie dramma. Allo stesso modo, le torture a Bolzaneto non si vedono. Non è sufficiente inquadrare i poliziotti che tracciano delle X con il pennarello sulle guance dei ragazzi o ne costringono uno ad abbaiare, o che rifiutano un assorbente ad Alma per parlare di torture. Non le vediamo. Ma sappiamo che c’erano e che di peggio, di molto peggio è stato fatto.

OneLouder

Agnoletto ha criticato del film l’assenza delle istituzioni politiche, il fatto che non si diano responsabilità, che non si faccia sapere che la classe dirigente di allora e di oggi in parte è la stessa.
Posso convenire che il tacere del mondo al di là della caserma e della scuola rende difficile capire: perché i poliziotti caricavano? Chi aveva detto loro di farlo, o che potevano farlo?
Il film è decontestualizzato. Non si spiega perché 300mila persone erano a Genova. Contro cosa protestavano? Perché Carlo Giuliani fu ucciso? Perché i ragazzi venivano caricati? O, meglio, su questo una risposta c’è: per via dei black bloc. Infatti, la tesi di Vicari è che i black bloc c’erano, ed erano effettivamente alla Diaz.

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