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Gamberoni fritti alla fermata del cielo

“La nave (aliena) non si fermò su Manhattan o su Washington o su Chicago, ma procedette fino a fermarsi esattamente sulla città di Johannesburg”.
Questo avviene, probabilmente, perché così gli eventi successivi potranno rimandare alla vera storia del District 6, in modo da rendere più chiara e più forte la linea metaforica che coinvolge Apartheid, uso distorto e per fini propagandistici dei media, ottusità dei militari, aberrazioni delle multinazionali che si coprono dietro sedicenti intenti civili, e in sostanza cattiverie ed egoismi umani al completo, con contorno di falsità e di nepotismi.

Tutta questa esaltante rassegna viene concentrata in una serrata, ma relativamente breve, parte iniziale, che funge come da prologo per quella che appare come una decisa sterzata verso l’intrattenimento.
Allo stesso modo, il genere di “falso documentario” si tramuta in uno schietto “film d’azione”.

In entrambe le parti è assolutamente avvertibile l’impronta tonale di Blomkamp, di chiara marca peterjacksoniana, all’insegna del divertimento ironico, del mescolamento dei generi, dello spudorato citazionismo più o meno decontestualizzato.
E alla fine dei conti appare questo l’elemento portante, che se da una parte accumula troppo (pure in maniera strutturalmente sproporzionata, a causa di eccessivi semplici accenni e vere e proprie omissioni), e tende a tirare via, d’altro canto utilizza con sapienza il montaggio e in maniera magistrale le inquadrature e la computer grafica.

OneLouder

La leggerezza divertita di Neill Blomkamp è insieme punto debole ed elemento di maggiore attrattiva. A dire, i dubbi e le riserve della prima parte vengono fatti quasi dimenticare dalle risate da divertimento della seconda.
In fondo è tutto un gioco, ma si è abili a evitare l’opportunismo.

Pro

Contro

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