Home > Recensioni > Django Unchained

Django Unchained

«Alexandre Dumas was a nigger»

Il protagonista, Django, lo schiavo liberato da un tedesco (che come tale non conosce le usanze americane e non riconosce la schiavitù), è interpretato da Jamie Foxx. La parte del leone la fa Christoph Waltz, il cacciatore di taglie King Schultz, un personaggio sagace, elegante, ironico, intelligente e affascinante (Django è piuttosto monoespressione e tutto d’un pezzo, assai meno simpatico), oltre che ricco di ideali (anche in negativo: per lui infatti non è un problema ammazzare gli uomini su cui è stata emessa una taglia anche alla presenza dei figli).

Tarantino, nel western, inserisce poi la Saga dei Nibelunghi, perché Django, novello Gunther, vuole salvare sua moglie, che lui, ignorante, chiama Broomhilda, ma il cui nome vero è ovviamente Brunhilde, interpretata da Kerry Washington. Ella è, come nella saga, insidiata da un drago, Samuel L. Jackson, il settantaseienne Stephen, maggiordomo di Candyland, la fattoria dello schiavista Leonardo DiCaprio. Schultz sarà il suo Sigfrido.

OneLouder

Al di là della sparatoria finale, che si conclude con i muri sporchi di sangue e una camera a piombo dall’alto sui presenti, per mostrarci tutti i corpi morti attorno a Django, ricordando la lotta degli 88 folli in “Kill Bill”, di sangue ce n’è poco. La violenza per lo più è solo evocata o resta fuori campo.
La caratteristica di “Django Unchained” è però l’ironia, che raggiunge l’apice quando i due sono prevedibilmente presi di mira dal Ku-Klux-Klan. Molto comico è anche il lessico forbito con cui il dottor Schultz si esprime, spesso non venendo neppure compreso dai suoi interlocutori sudisti.
Silvia Tozzi, 9/10

E il western fu. Dopo anni passati a omaggiare i maestri (anche attraverso la colonna sonora), Tarantino decide finalmente di cimentarsi con uno dei generi da lui più amati. E lo fa, come nel precedente “Bastardi senza gloria“, raccontando una storia di oppressione e di vendetta. Il regista dà ancora prova di grande maestria dietro la camera da presa consegnando alla sua filmografia l’ennesimo film di livello, non esente però da difetti, come l’eccessiva lunghezza, frutto di alcune sequenze decisamente soprassedibili . Ottima la prova dell’ormai non più sorprendente Waltz, ma su tutti questa volta svetta un eccezionale DiCaprio nei panni del villain di turno.
Dario Iocca, 7/10

Pro

Contro

Scroll To Top