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Donkey Xote: e i mulini a vento?

Co-produzione della torinese Lumiq Animation e dalla spagnola Filmax, arriva nelle sale italiane – dopo la presentazione in anteprima al Fiuggi Family Festival – “Donkey Xote”, diretto dal regista spagnolo Josè Pozo, già regista di documentari, spot, videoclip e animazioni televisive.

Il titolo ci suggerisce due cose: in primis che il film è tratto (molto liberamente) dal più celebre romanzo della letteratura spagnola: il “Don Chisciotte” di M.de Cervantes; secondo, la vicenda è narrata dal punto di vista di Rucio, l’asino (in inglese per l’appunto “donkey”) di Sancho Panza.

Il romanzo di Cervantes viene qui riadattato in una versione fruibile al pubblico di destinazione: i bambini. Saranno perciò (ahinoi) necessari i tagli alla fabula originaria, riducendo (ma non eliminando) quella sottile, ma presente, dimensione tragica: la delusione che l’uomo subisce di fronte alla realtà, quella che annulla l’immaginazione, la fantasia, la realizzazione di un progetto di esistenza con cui l’uomo si identifica. Si farà, insomma, pulizia di quegli elementi che un pubblico infantile non sarebbe riuscito a cogliere appieno.

Il tragicomico eroe della Mancha, qui, è più che altro un buffo e idealista sognatore che più che confrontarsi con i famosi mulini a vento si trova a scambiare la sua amata Dulcinea con una sagoma di legno.

Per riuscire, però, a mantenere un sottofondo dell’originale complessità della trama e della psicologia dei personaggi, la sinossi risulta talvolta confusionaria, piuttosto che semplicistica.

Molto interessante è la struttura a chiasmo dei quattro personaggi principali: da una parte Don Chisciotte, eroe romantico, pronto a correre all’avventura, in sella a Ronzinante, suo destriero, profondamente desideroso di una vita normale (nel film la sua vera vocazione è dirigere un musical di cui sono protagoniste le galline della fattoria in cui vive); dall’altra parte Sancho Panza, storico amico di Don Chisciotte, sincero e concreto, in sella a Rucio, pervaso da un forte senso di onore e giustizia, che nutre un’ammirazione sconfinata per le eroiche avventura di Don Chisciotte.
Simmetria che non poteva che risolversi, alla fine del film, con uno scambio di coppie.

A riscrivere la sceneggiatura sono stati chiamati Carlo Turati e Antonio De Luca, storica coppia di autori della scuola Zelig. Proprio come nel noto programma televisivo, infatti, si risente di un umorismo ogni tanto troppo calcato, che strappa un sospiro, più che la risata; si procede tra citazioni che, da “Baciami Stupido” alla terzina dantesca “amor ch’a nullo amato..”, saltellando tra Ariosto e Spiderman, risultano più o meno adatte al contesto.

Lascia perplessi anche la colonna sonora: tra le splendide musiche originali di Andrea Guerra saltano fuori cover da Cyndi Lauper a Celine Dion e si finisce per canticchiare “Time After Time” più che seguire una storia spesso ridotta a cliché o siparietti comici un po’ troppo distanti dal punto di partenza.

E non perché si debba necessariamente essere fedeli alla pietra miliare, né perché sia imperativo sentire/subire il peso del classico di partenza (a questo proposito Baz Luhrmann ci ha regalato uno splendido “Romeo + Giulietta” in realtà più vicino a Shakespeare di molti film o spettacoli teatrali in costume), ma perché non si deve banalizzare a tutti i costi per far notare la re-invenzione del prodotto o per renderlo godibile dal grande pubblico.

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