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Oscar Wilde si fa fantasy

Appassionante lo è. D’altronde il romanzo di Oscar Wilde sul bel Dorian che vende l’anima al diavolo per rimanere sempre giovane e attraente d’aspetto è riuscito a conquistare intere generazioni e ancora oggi, con i suoi centoventi – più o meno – anni suonati, miete le sue vittime tra i giovani lettori.

Ma più che lo scheletro del romanzo – la sua trama –, poco rimane nel film di Oliver Parker. Wilde percorreva la vita di questo giovane per riflettere sull’estetica e sull’arte. “La vita morale dell’uomo è il materiale dell’artista, ma la moralità dell’arte consiste nell’uso perfetto di uno strumento imperfetto” è una delle frasi più significative della prefazione originale al romanzo. La versione cinematografica, insomma, è quasi più un film fantasy infarcito di piccole perversioni sessuali, pensate – probabilmente – per renderlo più accattivante al grande pubblico.

Peccato che gli spettatori, alla fin fine, ci ridano perfino su. Un po’ perché il giovane e pulitino Ben Barnes poco ha di sensuale e tenebroso, un po’ perché sottolineare e risottolineare concetti e immagini non fa mai troppo bene all’arte. E il risultato è un film da cassetta, godibile se si parte senza nessuna aspettativa culturale o simil-tale, ma davvero indegno del grande romanzo da cui è tratto.

OneLouder

Chissà cosa penserà Oscar Wilde nella sua tomba nel cimitero di Père Lachaise di Parigi? Il suo Dorian Gray trasformato nel personaggio della peggio fiction erotico-fantasy… A chi ancora non ha visto il film si consiglia la lettura del romanzo. E a chi ha già speso i soldi del biglietto… anche. Il capolavoro di Wilde – trasposizioni cinematografiche a parte – resta e resterà sempre tale.

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