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Un medico condotto deve avere buone gambe

Chi di Shohei Imamura avesse visto solo il celebre “La Ballata Di Narayama”, vincitore a Cannes nel 1983, e fosse rimasto colpito dalla freddezza quasi entomologica con cui il regista osserva un microcosmo giapponese impenetrabile nelle sue leggi ancestrali, non potrà non rimanere stupito, e affascinato, da “Dr. Akagi”.

Il film è ambientato negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale e, pur alimentato da un’accesa critica antimilitarista, ci presenta un’immagine del Giappone radicalmente diversa da quella cui ci hanno abituato gli stereotipi hollywoodiani, dominati dalla figura del kamikaze (e del samurai).
I personaggi di questo film sono un monaco ubriacone, un medico morfinomane, un generale pervertito (con un’impagabile citazione de “L’impero Dei Sensi”), una giovane ragazza che per mantenere la famiglia si prostituisce senza troppi rimpianti. E il Dr. Akagi, sempre in corsa (letteralmente) tra un paziente e l’altro, con un improbabile cappello a paglietta e incurante del nomignolo di Dottor Fegato che si è conquistato a causa della sua ossessione per l’epidemia di epatite dilagante tra i suoi pazienti, e ignorata dalle alte gerarchie militari che governano il paese in guerra.

Ma se la sua ricerca della causa dell’epatite, allora ignota, è il filo conduttore storico del film, ad emergere sono però le vicende parallele dei personaggi: un’umanità derelitta, che nei momenti più lirici del film sembra uscita da “Dodeskaden” (capolavoro praticamente sconosciuto in Italia del connazionale Akira Kurosawa), ma che condisce l’alto mistero della vita con un’inarrestabile gusto per l’ironia e per il surreale.

Storia, grottesco, idealismo, pietas umana, surrealismo, poesia e un pizzico di erotismo convivono in un film magico, in cui Imamura ci guida senza esitazione fino a un “imprevedibile” finale, che sicuramente sarebbe piaciuto al grande scrittore praghese Bohumil Hrabal che così avrebbe commentato: “E l’incredibile divenne realtà.”

OneLouder

Se avete accusato il colpo con “Ran”, se avete russato senza ritegno durante “Viaggio a Tokyo”, se ancora vi arrovellate su “L’isola Nuda” e vi sognate di notte “L’impero Dei Sensi”, concedetevi un’altra possibilità con “Dr. Akagi”: non è niente di quello che vi aspettate.

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