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A che ora è la fine del mondo?

Trait d’union tra passato, presente e futuro, “Dr. Plonk” gioca con le tecnologie e i sapori del cinema delle origini per far riflettere sulla contemporaneità e su un avvenire, il nostro, dai contorni incerti e spesso inquietanti.
Il protagonista (il Dr. Plonk del titolo) altri non è che uno scienziato-inventore che, attraverso complicatissimi calcoli scritti con penna e calamaio, scopre, nel 1907, che la Terra ha ancora 101 anni di vita. Nel 2008, insomma, avverrà la tanto speculata – in ogni epoca e continente – fine del mondo.
Ma – si sa – in ogni epoca e continente, tutti vogliono delle prove, e così anche il Primo Ministro, a cui il Dr. Plonk si rivolge per dare l’allarme.
L’unica possibilità, per l’inventore, è mettere a punto una macchina del tempo che lo catapulti dritto dritto nel 2007 e dimostrare in questo modo che le sue supposizione sono reali. Ad aiutarlo, il fido Paulus, sordomuto, l’imponente moglie e il vivace cane Tiberius.

“Dr. Plonk” è un film particolare, che unisce passato e presente anche nelle tecnologie utilizzate. Girato con una macchina da presa a manovella regolata da un metronomo digitale e interamente in bianco e nero, questo di Rolf De Heer, non può che riportare alla mente i visionari film di Méliès. Altra particolarità: non ci sono dialoghi. In altre parole, è un film muto, con tanto di didascalie e cornicette in vecchio stile.
Tutto è nelle mani della fisicità degli interpreti e non è un caso che l’attore protagonista sia un artista di strada – Nichel Lunghi alias Sig. Spin – in grado di mille destrezze, come giocare con sette palline contemporaneamente, tenere in equilibrio un bicchiere d’acqua sul mento e così via. Gran parte del film, infatti, è costituito da scene di pura azione, con inseguimenti su carrelli, calci nel sedere e tutto un repertorio che strizza continuamente l’occhio alla tradizione cinematografica primonovecentesca.

Qui sta il limite di un film come “Dr. Plonk”. Ottantaquattro minuti di inseguimenti e scenette reiterate più e più volte forse sono davvero troppi. La trama, divertente e al contempo impegnata (per l’attenzione riservata al tema ecologico), si esaurisce effettivamente in poche sequenze. Per il resto del tempo, si sorride. Qualche volta si ride anche. E soprattutto si apprezzano le intenzioni registiche e l’interpretazione degli attori. Un esperimento davvero lodevole, insomma, che tutti i cinefili del mondo non potranno perdersi.
Ma questo non basta certo a definirlo un capolavoro.

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