Home > Recensioni > Due Partite

La forza inalterata delle donne

“Due Partite” è una commedia di Cristina Comencini che ha avuto un grande successo a teatro. Racconta di due gruppi di donne (quattro mamme e le loro quattro figlie) in due momenti storici diversi: gli anni ’60 e i nostri tempi.
I desideri, la vita, i figli, le difficoltà, i rapporti con gli uomini, con il lavoro e la famiglia sono narrati con una leggerezza che nasconde un malessere di fondo che si trasmette dalle mamme “angeli del focolare” dei “favolosi” anni ’60 alle figlie “in carriera” di oggi.

Nella prima messa in scena della pièce a Roma al teatro Valle tutti gli otto ruoli (madri e figlie) erano affrontati da quattro attrici: Margherita Buy, Isabella Ferrari, Marina Massironi e Valeria Milillo. Dopo lo strepitoso successo ottenuto, per Riccardi Tozzi e Cristina Comencini, è venuto naturale pensare ad una trasposizione per il cinema di questo testo.

Ne nasce così una commedia delicata, ben strutturata, vivace e dolce-amara sul mondo femminile. Mentre il ruolo delle madri viene lasciato alle quattro attrici sopra citate, il ruolo delle figlie viene affidato ad altri quattro giovani talenti: Claudia Pandolfi, Valeria Milillo, Carolina Crescentini e Alba Rohrwacher.
Questa godibile e avvincente commedia ha il suo punto di forza sulle parole e sulla bravura di un cast di attrici strepitose, che vengono valorizzate attraverso i dettagli, gli sguardi, i primi piani, il montaggio, la musica, i movimenti di macchina.
Dialoghi brillanti, personaggi ben definiti, l’aria dei tempi, considerazioni profonde ma non didascaliche.

Nella prima parte si mettono in scena gli anni ’60. Ogni giovedì pomeriggio quattro amiche si ritrovano per una partita a carte e si raccontano amori e tradimenti, teorizzando la maternità, la vita e i problemi del matrimonio. Litigano, ridono, parlano con complicità e un po’ di cinismo.

Trent’anni dopo le figlie si incontrano al funerale di una delle madri. Sono le stesse bambine che, durante le partite a carte, giocavano nella stanza accanto. Come le loro madri, si confidano sogni e paure, il tempo che passa, il rapporto con il lavoro, il desiderio di maternità e la difficoltà di rapportarsi con l’altro sesso.

Nonostante i mutamenti sociali, politici ed economici tra le due epoche sianno stati evidenti, ciò che è emerge è come i problemi di fondo siano sempre gli stessi. Sono passati trent’anni ma l’identità femminile sembra inalterata, nonostante la carriera e l’emancipazione; essere donna significa oggi come allora energia, allegria, fatica e molto dolore.

Scroll To Top