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L’impossibilità del giallo

In conferenza stampa è stato definito “realistico”: in realtà il romanzo di Roberto Alajmo da cui Daniele Ciprì ha tratto “È stato il figlio” – oggi in concorso a Venezia 69 – racconta sì una storia di povertà e criminalità tristemente plausibile ma lo fa con un’ironia terrificante e straniata.

La sceneggiatura – scritta da Ciprì con Massimo Gaudioso – semplifica la stuttura di Alajmo e introduce un narratore esterno, il misterioso Busu ma la vicenda resta la stessa ed è un nuovo racconto tragico su «l’impossibilità del romanzo giallo nell’ambiente siciliano».

Qui la protagonista è la famiglia Ciraulo che – come dice Toni Servillo – «vive in un’atmosfera remota e matriarcale ma è anche immersa negli smarrimenti consumistici di oggi».

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La messa in scena di Ciprì è teatrale e musicale al tempo stesso, si respira quasi aria d’opera lirica e non di rado i dialoghi somigliano a veri e propri cantati, sostenuti dai brani originali di Carlo Crivelli e dalle canzoni di repertorio. Ottimo cast, da Toni Servillo e Giselda Volodi al giovane e convincente Fabrizio Falco.
Impressionante Aurora Quattrocchi nello spaventoso assolo finale.

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