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  • E Venne Il Giorno

    Diretto da M. Night Shyamalan

    Data di uscita: 12-06-2008

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Intenzioni suicide

Una nuova minaccia incombe sulla popolazione americana, una minaccia invisibile e tremenda che esplode un mite mattino a Central Park, New York, e spinge le persone in massa a comportarsi prima in modo incomprensibile, disorientato, quindi, in pochi secondi, a togliersi la vita. Attacco terroristico, questa la prima risposta: una pericolosa tossina psicotropa in grado di alterare in modo devastante il comportamento umano.
Evacuazione immediata, la risposta delle autorità, ma il fatale morbo si espande in modo vasto e implacabile, a velocità sconcertante. E i suicidi, sempre più spettacolari, aumentano, anche nei piccoli centri urbani, rendendo vana ogni fuga.
M. Night Shyamalan, dopo la prova non ineccepibile di “Lady In The Water”, torna con una storia che sa di filone catastrofico, prendendo in prestito l’afflato apocalittico di Roland Emmerich e costruendo un intreccio che dall’osservazione microcosmica solita dei suoi film si sposta su una prospettiva di grandi dimensioni.
Stilisticamente, il film ha dalla sua alcuni dei tratti specifici del regista di “Unbreakable”, tra movimenti di macchina solenni e riflessioni cosmiche che in questo frangente si rivolgono ad ambientalismo e limiti intrinseci dell’uomo e delle sue conquiste scientifiche.
In funzione di questo, con un occhio alla componente thrilling – la paura rappresenta la pietra filosofale del cinema odierno – Shyamalan prende in prestito la fantascienza razionale di Michael Crichton (c’è anche la figura del matematico, peraltro sbiadita e un po’ avvilente), senza tuttavia possederne la solidità narrativa, e perdendosi in un pretesto pseudoscientifico che, purtroppo, fa acqua da più parti.
Inspiegabile, infatti, come le vittime della virulenta tossina passino dal totale, menomante disorientamento al suicidio volontario. Disinnesco del principio di autoconservazione, ci viene spiegato, ma resta da chiarire come mai persone in preda a evidenti problemi spaziali, razionali ed elaborativi (gente che cammina all’indietro, figure immobili come manichini) sfoggino all’improvviso la capacità di architettare percorsi di morte intricatissimi che richiedono piena lucidità. Poco credibile, insomma, e d’altronde desta sorpresa vedere come, a fronte di un allarme di queste proporzioni, a New York quanto sui convogli in fuga non si scatenino panico, caos, isteria.
Un problema non da poco, dato che il film, stringato e tutto sommato scheggiato da sequenze autenticamente disturbanti (Shyamalan ha buona mano, e questo si sapeva), finisce per lasciare più di una volta perplessi, dubbiosi, increduli, e quindi estranei all’agghiacciante vicenda.
E anche i dialoghi, sciatti e fumettistici, specie quelli relativi ai personaggi secondari, che appaiono e scompaiono come meteore, per non parlare di una soluzione della vicenda davvero scialba, affossano una pellicola il cui spunto narrativo lasciava presagire ben altri sviluppi. Peccato.

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