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Un buon thriller, un ottimo Soderbergh

Steven Soderbergh torna a filmare una sceneggiatura di Scott Z. Burns, nata da alcune ricerche sull’uso degli antidepressivi condotte presso un ospedale psichiatrico di New York.
Il film vuole indurre a riflettere sull’uso di questi farmaci, molto diffuso in America, e sui loro effetti collaterali meno evidenti, non solo fisici ma anche morali ed economici.

Con un registro tipicamente da thriller, seguiamo l’ascesa e la caduta dello psichiatra Jonathan Banks (Jude Law), causata dal tentativo di aiutare Emily (Rooney Mara) a ricucire il rapporto col marito (Channing Tatum) e a uscire da una depressione con tendenze suicide su cui solo un nuovo farmaco consigliato dalla dottoressa Siebert (Catherine Zeta-Jones) sembra fare effetto.

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La regia di Soderbergh riesce a rendere giustizia a una sceneggiatura fulminante, capace di nascondere più volte allo spettatore la direzione che vuole prendere, sorprendendolo ma esagerando un po’ sul finale. Se a Soderbergh manca la sottigliezza di un Polanski per sfornare un thriller magistrale come “L’uomo nell’Ombra”, la sua regia, sempre asciutta e veloce, non manca qui di una certa raffinatezza espositiva.
Lode a Tatum e Zeta-Jones, sacrificatisi in ruoli insipidi per far brillare un sempre più convincente Jude Law e una stupefacente Rooney Mara.

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Contro

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