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Grand’uomini fin dall’infanzia

“Non mi masturberò: mi sfogherò con la lotta!”
Davvero emblematica quest’affermazione per penetrare al meglio la psicologia di Kiroku, protagonista del suzukiano “Elogio Della Lotta”, pellicola che Dolmen Home Video ha tradotto in italiano – ma solo attraverso i sottotitoli – insieme ad altri capolavori del regista giapponese.

Quella di Kiroku, studentello di Okuyama durante i primi anni Cinquanta, è la storia di un primo amore, ma anche dei primi – e violentissimi – turbamenti sessuali. Oggetto del desiderio è la dolce e cattolica Michiko, rappresentata in un’aurea a volte fastidiosamente eterea, spesso intenta a suonare il pianoforte. E Kiroku come risponde? Si mette a premere sui tasti bianchi e neri con il suo pene in erezione, per poi chiedere disperatamente perdono al crocifisso.

Cupo, anche grazie a un bianco e nero corposo e a tratti teutonico, capace di provocare quel sottilissimo magone delle ossessioni non soddisfatte, “Elogio Della Lotta” è sicuramente tra i film di Suzuki che meglio indagano la questione dell’origine della violenza quale valore maschile. Fuggendo dalla propria parte più femminina e umana, Kiroku trova soddisfazione, infatti, soltanto nelle lotte tra bande scolastiche rivali, organizzate e senza sconti al pari di veri e propri battaglioni militari. La posta in palio è, come al solito, l’orgoglio. E Suzuki ce lo insegna sia nei suoi celebri yakuza-movie sia in opere fuori genere come questa.

Il tema è sempre lo stesso: l’uomo a un bivio. Da una parte l’universo maschile, con la sua violenza e la sua necessità di predominio. Dall’altra, la galassia femminile, fatta di dolcezza, così come di tranelli e insidie.

Emblematica un’altra affermazione, con cui non possiamo che riassumere l’intera opera suzukiana: “Agli eroi piacciono gli eroi, ma gli eroi non devono essere sentimentali”.

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