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  • Eros

    Diretto da Michelangelo Antonioni, Steven Soderbergh, Wong Kar Wai

    Data di uscita: 03-12-2004

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L’eros secondo tre grandi del cinema

Un’antologia dell’erotismo vista dagli occhi di 3 grandi del cinema. Il primo episodio porta la firma di Antonioni, uno dei volti più significativi della storia del cinema italiano, che con “Il Filo Pericoloso delle Cose”, ci racconta le vicissitudini di una coppia in crisi intenta a risollevare la loro relazione con una vacanza. Grazie a questo soggiorno però, Christopher (Christopher Buchholz) farà l’inaspettata conoscenza di Linda (Luisa Ranieri).
Wong Kar Wai, con l’episodio “La Mano” ci mostra invece la timida sessualità di un sarto, sedotto dal fascino e l’eleganza di una splendida Gong Li (davvero notevole la sua interpretazione), il tutto all’interno di un ambiente idealizzato in cui la gestualità viene vissuta in modo feticista.
Infine Soderbergh con il suo “Equilibrium” dirige il secondo dei 3 episodi di questo “Eros”, raccontando la storia di Nick Penrose (un ottimo Robert Downey Jr.), frustrato pubblicitario in seduta dal suo psicologo, il dottor Pearl (Alan Arkin). Nick è “ossessionato” dal sogno di una donna, di cui conosce l’identità solo all’interno del sogno stesso. Mentre egli, ignaro, parla disteso sul lettino, il dottor Pearl diventa preda di una compulsiva attrazione verso la finestra, prima guardandone al di fuori con binocoli di grandezza crescente, e poi cercando di comunicare a gesti con un ipotetico quanto misterioso interlocutore.
Nel suo insieme “Eros” non convince affatto. L’episodio di Antonioni in primis, con un impostazione più teatrale che cinematografica e di certo non aiutato dalla recitazione, non lascia nulla dietro di sé, se non l’amarezza di essere l’ultima opera regalata dal maestro. Soderbergh sceglie l’america anni ’50 come sfondo per l’ episodio “Equlibrium”. Interessante scelta cromatica, del blu per rappresentare la dimensione onirica e del bianco e nero per la realtà, buona la recitazione e discreto il ritmo, l’episodio resta tuttavia incocludente. Ad evitare il “baratro” ci pensa Wong Kar Wai che con l’intenso episodio “La mano”, mostra la storia di un’attrazione/adorazione vissuta con intimo pudore e trascendente fedeltà.
Malgrado le firme che che il film porta, resta un progetto tanto ambizioso nella sua concezione quanto fallimentare nella sua realizzazione.

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