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Ibsen al cinema mai così attuale al Roma Film Fest

Il maestro Jonathan Demme torna alla regia e porta fuori concorso al Festival del Film di Roma “Fear of Falling”, la sua nuova fatica tratta da un’opera del grande drammaturgo Henrik Ibsen, precedentemente riadattata per il teatro da Wallace Shawn.

Ed è proprio su quest’ultima versione che si muove Demme, rinchiudendo in una casa il suo film e i suoi protagonisti, primo fra tutto l’architetto Solness interpretato proprio da Wallace Shawn (ve lo ricorderete tutti, era Vizzini ne “La storia fantastica” di Rob Reiner), gravemente malato, e l’accolita di parenti e collaboratori che si alternano al suo capezzale.

Una serie di scene madri una migliore dell’altra tradiscono l’impianto fortemente teatrale ma ci conquistano completamente grazie alle performances di altissimo livello del cast che, oltre a Shawn, annovera altri grandi professionisti come Julie Hagerty e Andrè Gregory.

Questo film folgorerà lo spettatore italiano avveduto anche per la sua incredibile modernità, la vera grandezza dei grandi autori classici. La paura di cadere di Solness è duplice e simbolica: l’architetto soffre di forti vertigini ed ha una paura ancor più grande, l’incombere della gioventù che bussa metaforicamente alle sue porte, che preme per emergere. C’è forse un argomento di maggiore attualità in Italia? E allora Solness sogna, sogna di scalare torri in barba alle vertigini, sogna giovani adoranti che idolatrano il suo genio, sogna la morte del suo mentore che gli sembra estremamente ingiusto muoia dopo di lui. Il film cambia persino formato nella parte centrale, quando Demme ci comunica visivamente che stiamo davvero entrando al cinema. Il regista si muove ormai con la semplicità dei grandi e, in una produzione a basso budget e più “rilassata”, realizza la sua opera migliore dai tempi di “The Manchurian Candidate”.

OneLouder

Un piacere, come l’alta cucina, come un buon vino. Si esce dalla proiezione di “Fear of Falling” con tutti i sensi soddisfatti, con la felicità di aver assistito ad arte davvero ai massimi livelli. Il film non piacerà per niente a chi non apprezza il cinema parlato, i tempi dilatati, l’azione interiore ai personaggi più che a loro esterna. Ma qui davvero bisogna armarsi di pazienza e seguire il viaggio di Demme fino alla fine; c’è persino una risoluzione che per i più distratti sembrerà un colpo di scena, ma c’è più di un indizio durante la proiezione per non rimanere sorpresi. Ne ho disseminato qualcuno anch’io in questa recensione…

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