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Lampi di noia

Bella forza realizzare un film se hai a disposizione una figura carismatica come Albert Einstein o le vicende intrise di suspence di Ettore Majorana. Un giochetto da ragazzi mettere in scena il dramma personale dei coniugi Curie, oppure l’avventurosa storia dei Ragazzi di via Panisperna. Ma come la mettiamo con Bob Kearns? La sua eredità al mondo, il suo contributo al progresso dell’umanità è uno solo: il tergicristalli elettrico dell’automobile.

Si capisce bene allora come la missione di Marc Abraham, ovvero imbastire due ore di film intorno all’invenzione del tergicristalle, abbia un che di titanico. Peggio ancora se il tentativo è anche quello di fare apparire Bob Kearns come un martire in lotta contro una mastodontica e spietata multinazionale, la Ford, che gli ha sottratto il brevetto. Un uomo che dedica la sua vita intera – perdendo l’affetto della famiglia e finendo addirittura internato in un centro psichiatrico per alcuni anni – affinché gli venga riconosciuta la paternità del tergicristallo, agli occhi degli spettatori non diventa tanto un apostolo della Verità, quanto piuttosto una figura tragicamente ridicola.

Ma c’è di peggio: la storia di Bob Kearns, uomo pio e affezionato alla sua numerosa prole, diventa una sorta di simbolo tradizionalista e quasi “teo-con“. È il principio morale – sembra infatti dirci il film – che deve guidare il progresso civile, mentre l’impresa economica va costituita sul modello della famiglia. Piuttosto è l’intero film a essere costruito secondo i ritmi e gli sviluppi narrativi tipici del tv movie da domenica pomeriggio. La prova pur buona (nonostante qualche vezzo) di Greg Kinnear è destinata così a naufragare in un mare di noia e luoghi comuni.

OneLouder

Bob Kearns per l’invenzione del tergicristallo elettrico dice di essersi ispirato al movimento automatico delle palpebre umane. Le palpebre degli spettatori iniziano invece a socchiudersi dopo pochi minuti di film.

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