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Le stranezze dell’avventura

A partire da un misterioso scambio di oggetti tra due uomini nei titoli di testa, proseguendo con singolari incontri e dialoghi in un casinò, fino a un omicidio, la strutturazione della trama denota quella stranezza che si scoprirà cara a Monte Hellman.

La storia prosegue con un viaggio in aereo dai tempi narrativi dilatati, in cui si intrecciano peculiari rapporti interpersonali, a volte arricchiti di dialoghi venati di assurdo.
Poi l’aereo precipita nella foresta, la trama assume i connotati dell’avventura, con annessi chiarimenti, e trova risalto la tematica principale dell’avidità estrema, della falsità, dell’ipocrisia.

Similmente a quanto aveva realizzato in “Beast From Haunted Cave” con l’inserimento di suoi tratti caratteristici in un B-movie horror, qua Hellman si avvale del genere avventuroso à la Huston per aggiungerne altri, sfumare, rimodulare.
Ne risulta un’opera più personale, in cui, sebbene ancora discontinua e timida, la sua impronta si avverte con maggiore decisione.

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L’inseguimento finale prelude alle opere migliori di Hellman; vi sono già la freddezza e la desolazione che segnano il paesaggio, che qua risaltano in maniera particolare per il contrasto con la frescura del setting tropicale.
Tuttavia, manca una coerenza di fondo, concettuale e di modalità narrativa, che sappia amalgamare così questo come gli altri elementi hellmaniani.

Pro

Contro

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