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“Voglio sentire i sapori attraverso la tua bocca”

Laura Palmer potrebbe sembrare la solita sedicenne americana, bionda, carina, sana, che abita nella solita cittadina montana di provincia, dove il rumore della segheria fa da sottofondo alla placida operosità dei pochi abitanti, immersi in una tranquilla vita che sa di legno appena tagliato, di caffè e torta di ciliegie appena sfornata. Ma questo paradiso montano altro non è se non una bolla purulenta di malvagità e perversione, dove può succedere di tutto e dove il male getta le radici nell’oscurità della foresta.
“Fuoco Cammina Con Me” è il prologo cinematografico della serie televisiva “Twin Peaks” ideata dallo stesso Lynch con Marc Frost e realizzata tra il 1990 e il 1991. Girato negli stessi luoghi e con vari personaggi del cast originale, ripercorre l’ultima settimana di vita di Laura Palmer, la cui morte aveva dato il via alla serie televisiva. Ben lungi dall’essere un traino che sfrutti la fortuna della serie, “Fuoco Cammina Con Me” è una pellicola di notevole fascino e complessità che propone allo spettatore un gioco intrigante e per nulla banale, ovvero quello di rivivere, di indossare nuovamente personaggi e ambientazioni centrandoli però sull’unico elemento che nella serie non poteva assolutamente essere presente: la figura vivente di Laura Palmer.
Lynch compone così un lungo, toccante ritratto di quella che è sicuramente la sua figura femminile più riuscita, una figura riassuntiva più che una singola entità, capace di essere protagonista anche in absentia, come cadavere, ma che da viva riempie lo schermo, catalizza la narrazione, condensando in sé tutte le figure femminili dell’universo lynchiano, gli angeli e i demoni, il bene e il male, la peccatrice e la redenta, Dorothy e Sandy, Lula e Marietta.
In un gioco continuo di intersezioni tra dimensioni narrative, temporali, emotive, Lynch pone tutti i piani sulla stessa linea di equivalenza perché si possano compenetrare e confondere, in un eterno hic et nunc, qui ed ora, che si contrae per penetrare i corpi e si estende ad abbracciarli.
Film amato ma soprattutto odiato, ottenne una pessima accoglienza nel 1992 in occasione della presentazione al Festival di Cannes – auspicio che si tradusse in incassi decisamente magri.
Fu la pellicola che segnò il definitivo abbandono da parte di Lynch del sistema produttivo statunitense in favore di quello francese.

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