Home > Recensioni > Fuori Dalle Corde

Fuori Dalle Corde

Trieste come set

È per la drammaticità dei paesaggi, degli ambienti duri e freddi, e anche per la sua tradizione pugilistica, che Trieste si presta da scenario al film di Bernasconi. Ambienti che seguono il destino di un pugile, Mike, interpretato da Michele Venitucci (vincitore del premio “Leopard”, a Locarno), che ne creano un’immagine d’insieme, evidenziando le emozioni contrastanti nella vita di chi cerca in ogni modo di sopravvivere al degrado personale ed economico.
Un guantone da boxe.
Acqua fredda.
Sudore bollente.
Una regia a pelle che cerca di aderire ai personaggi, al protagonista, per fare in modo che si possano cogliere tutte le ombre della sofferenza, emotiva e fisica, tutti i dettagli di un mondo, come quello del pugilato, dove ci vuole poco a cadere rovinosamente nell’illegalità, perdendo il respiro e ogni forma di libertà.
La storia si incentra su Mike, un giovane di molte speranze, considerato dal mondo sportivo e dalla sorella Anna un nuovo emblema. Posto davanti ad una sconfitta programmata e all’impossibilità di proseguire una gara tedesca, così importante da poter cambiare radicalmente la sua esistenza, dapprima cerca di ritornare alle sue origini allenandosi con il vecchio coach Duilio, con l’appoggio della onnipresente e ossessiva sorella, che incentra tutta la sua vita e i suoi sforzi lavorativi per la riuscita del fratello, per poi accettare di combattere illegalmente al di là del confine. Del resto è solo questione di “..un incontro e basta”.
Ovviamente il giro si allarga, i soldi diventano sempre di più, così come i sogni e la disperazione di aver perso il controllo sulla propria vita. Alchool, amicizie deviate, che poi si rivelano paradossalmente le più istruttive e distruttive, brama di soldi, pugni e lacrime: un vorticoso mondo claustrofobico, che non ha spiragli di quiete e calma, ma è solo continua ed esponenziale caduta, sempre più lontani da se stessi e dalla realtà.
“Fuori Dalle Corde” è un film dal ritmo incalzante: così come su di un ring, le corde divengono lo spazio in cui si consuma la vita, gli ambienti monocromatici rispecchiano i personaggi, il mare calmo e sbiadito simboleggia le illusioni di una sorella che ha perso tutto, non avendo mai avuto niente, le luci crepuscolari e i faretti buttano solo luce negli occhi ricolmi di sangue e lacrime di chi non sta più vivendo.
Fuori dalle corde.
Fuori dai sogni.

Scroll To Top