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Remake “intoccabile”

Perché??? A volte il senso di alcune operazioni hollywoodiane sfugge completamente a noi poveri mortali a digiuno di strategie di marketing e screening test. È il caso di questo gangster/action movie di nuova generazione, affidato a quel Ruben Fleischer che tanto ci aveva divertito con il precedente “Benvenuti a Zombieland”, un horror ironico con quell’istrione di Woody Harrelson in bell’evidenza. Qui Fleischer ha a disposizione un cast sontuoso, un mix di nuova e vecchia Hollywood (Josh Brolin, Ryan Gosling, Robert “T1000″ Patrick, Giovanni Ribisi, Nick Nolte) e, soprattutto, Sean Penn nel ruolo del boss mafioso ebreo Mickey Cohen, ex pugile assurto a re di Los Angeles grazie ad una strategia aggressiva e violenta. E naufraga completamente. Ma andiamo con ordine…

Siamo nella Los Angeles del secondo dopoguerra, luogo ormai leggendario grazie al cinema e alla letteratura, da James Ellroy a Brian De Palma; la città è governata da Cohen, che corrompe e ammazza tutto quello che tende a mettergli i bastoni tra le ruote. Il capo della Polizia Nick Nolte (imbolsito e invecchiato molto male, povero grande Nick) chiede al reduce di guerra Brolin di organizzare una “squadra speciale” che si occupi di combattere la mafia usando i suoi stessi mezzi, muovendosi al di fuori e al di sopra della legge. Non vi ricorda qualcosa tutto questo? Esatto, il film è in pratica un remake non dichiarato de “Gli intoccabili”, identico anche in alcuni snodi narrativi (a cominciare dalle morti: anche qui nella squadra muoiono il vecchio e il “nerd”, Patrick e Ribisi, come Sean Connery e Charles Martin Smith nel capostipite).

Ho usato, notate bene, il nome degli attori e non quello dei personaggi per un motivo ben preciso: i personaggi NON esistono. Una serie di figurine bidimensionali che non si elevano mai dal puro segno grafico, e non risultano nemmeno abbastanza stilizzati da diventare archetipici, come in ogni noir che si rispetti. Il film vorrebbe parlare dell’ennesima riconquista di Los Angeles dalle mani del “nemico”, dopo averla sottratta a pellerossa e messicani, da parte di uomini che hanno appena combattuto in Europa per la libertà del mondo e non possono accettare di vivere schiavizzati proprio a casa loro. Ma questo, pur semplice, assunto è annacquato in quasi due ore di umorismo fuori luogo, scene d’azione rallentate in punti e in modi totalmente ingiustificati, attori che recitano con il freno a mano tirato (con la piccola eccezione di Gosling, l’unico che riesce a salvarsi dallo sfacelo).

OneLouder

La resa finale s’avvicina molto al cinema di Zack Snyder, che personalmente detesto, e i nostri eroi possono tranquillamente essere equiparati alle protagoniste di “Sucker Punch”, ad esempio, per le quali non si riesce mai a provare un minimo di empatia. Due parole su Sean Penn, ipertruccato: la sua speranza, probabilmente, era quella di non essere riconosciuto in questa ignobile marchetta.
Per rispondere alla domanda iniziale, il perché di questa produzione è solo la voglia d’incasso (e credo non otterrà nemmeno quello, il primo weekend USA è andato bene ma non benissimo). C’è un solo modo in cui questo film può divenire “intoccabile”: statene alla larga!

Pro

Contro

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