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  • Generazione Mille Euro

    Diretto da Massimo Venier

    Data di uscita: 24-04-2009

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Così siam tutti

“Mi chiamo Matteo, e sono un luogo comune”: così esordisce il protagonista di “Generazione Mille Euro”, commedia sul lavoro precario, godibile, un po’ inficiata da stereotipi e trovate comiche forzate, ma ben lontana dal pressappochismo di “Notte Prima Degli Esami” e affini. A Milano Matteo, neolaureato in matematica con lode, vorrebbe fare ricerca in campo universitario, e intanto nelle vesti di “cultore della materia” tiene lezioni sull’insostenibilità di Gödel, ma per pagare l’affitto lavora nel reparto marketing di un’azienda di comunicazione in odore di taglio del personale. Con l’aiuto dell’amico coinquilino cinefilo e campione di playstation, riuscirà a dare un’impronta al suo futuro, barcamenandosi tra due ragazze, bei ritratti femminili che sono il vero punto di forza del film.

Bisogna ridere, anche delle proprie disgrazie, ci dice questo film – più antipatico è se a ridere della propria situazione sono gli altri… Il contratto a tempo determinato è come una bomba ad orologeria, tic tac, passano i giorni, i mesi, l’ansia cresce, e con essa la preoccupazione di trovare un nuovo lavoro, o la speranza di essere riassunti dalla stessa società con cui si lavora. Precarietà esistenziale, che può essere divertente nel momento in cui c’è un buon margine di possibilità di trovare un altro lavoro, che magari segni anche una crescita professionale e allarghi gli orizzonti, ma oggi in Italia più di 2 milioni di lavoratori precari sono di fatto lavoratori di serie B, con meno diritti, sottopagati, impiegati in lavori spesso inferiori alle loro competenze, senza prospettive di crescita professionale, e seppelliscono così sogni e progetti – per i quali hanno studiato, laureandosi, specializzandosi e spendendo fior di quattrini nella giungla dei master, dove bisogna stare attenti al rischio pacco.

Scritto e diretto da Massimo Venier, storico collaboratore della Gialappa’s, regista di fiducia di Aldo Giovanni e Giacomo, liberamente ispirato al libro omonimo di Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa, questa commedia giovanile che tratta di giovani un po’ cresciuti, che si sforzano di diventare adulti ma data la situazione non è proprio il caso, è un’ulteriore conferma di una tendenza positiva che da “Tutta La Vita Davanti” di Virzì a “Non Pensarci” di Zanasi al recente “Fuga dal Call Center” di Federico Rizzo ritrova la commedia come strumento di analisi sociale: se escludiamo i grandi autori infatti, oggi in Italia chi ci racconta un po’ il nostro paese non sono Pupi Avati o Piccioni, ma la commedia. Tuttavia, non prendiamola troppo sul serio, perché a causa dell’eccessiva semplificazione l’analisi perde mordente.

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