Home > Recensioni > Ghost Town

(ri)Vedo la gente morta

David Koepp è conosciuto soprattutto come sceneggiatore. Tra i suoi lavori possiamo citare “Indiana Jones E Il Regno Del Teschio Di Cristallo”, “Angeli E Demoni”, “Spider Man”, tutti blockbuster e campioni di incassi. Dietro la macchina da presa c’è stato poche volte, con risultati non eccezionali ma comunque degni di nota.

“Ghost Town”, la sua quinta regia, è forse il suo titolo migliore (finora ovviamente). Niente di straordinario, intendiamoci, si tratta di una commedia romantica come ce ne sono tante, ma come non se ne vedevano da tantissimo tempo.
Il pregio principale di questa pellicola, che fa il verso contemporaneamente a “Ghost” e al “Sesto Senso”, risiede proprio in quel suo spirito “Oldies” che la avvicina alle Romantic Comedies anni ’80.

La storia è quella di un dentista, dotato di un caratterino di certo non adorabile. Durante un intervento chirurgico in anestesia totale il poverino resta clinicamente morto per sette minuti. Questo breve contatto con l’aldilà gli garantisce il dono (anche se sarebbe meglio dire la disgrazia) di poter vedere la moltitudine di fantasmi inquieti che vive tra la popolazione di New York. Uno in particolar modo si attaccherà a lui, per cercare di difendere l’ormai ex moglie dalle grinfie di un antipatico spasimante.

Una storia che non spicca certo per originalità, ma che possiede un buon ritmo e che soprattutto si avvale della bravura di un attore come Ricky Gervais. Qui da noi il caratterista inglese è ancora semisconosciuto, ma vi conviene tenerlo d’occhio. La sua sapienza nel dosare tempi comici e drammatici (cosa che si nota soprattutto guardando il film in lingua originale) è impressionante.
È praticamente su di lui che si regge il film, un peso che Gervais riesce a sostenere perfettamente.

OneLouder

Solitamente d’estate si raschia il fondo del barile, riesumando titoli innominabili. Non è questo il caso. “Ghost Town” è una commedia gradevolissima, una cosa rara ultimamente. È bello poter uscire dal cinema senza la consolazione di aver goduto di un’ora e mezza di aria condizionata.

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Contro

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