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Omosessualità latente e sadismo psicologico

Avvolti da un oscuro passato, Johnny Farrel e Gilda si ritrovano a Buenos Aires alle dipendenze di Ballin Mundson, lui come suo braccio destro nella gestione di una bisca di lusso, lei come moglie infelice. L’odio che nasce fra i due nasconde un nodo d’amore irrisolto: sotto lo sguardo austero di Ballin, la cui bisca è una copertura per un’associazione di ex-nazisti, Gilda inizia un gioco pericoloso inscenando la parte della moglie infedele, mentre Johnny è incaricato di controllarla e riportarla a casa ogni notte. Roso dalla gelosia, Johnny cercherà di vendicarsi in tutti i modi fino a sposarla e a torturarla oltre ogni immaginazione, convinto di una colpa di cui lei non si è mai macchiata.

Accompagnato dalla voce fuori campo del protagonista, “Gilda” pone come narratore un personaggio maschile problematico ed inadeguato dal punto di vista della normalità e della mascolinità. Il rapporto fra Johnny e Ballin ha implicazioni fortemente omosessuali: quando Ballin lo assume spera “che non ci siano donne di mezzo”, e quando gli presenta sua moglie anticipa la reazione dell’amico commentando “È una sorpresa sentir cantare una donna nella mia casa, vero Johnny?” L’omosessualità latente si accompagna così alla spietata misoginia e al sadismo di Johnny nei confronti di Gilda, che si esprimono attraverso crudeli quanto inutili tentativi di contenere la prorompente fisicità della donna. Il rapporto fra i due personaggi si basa pertanto sul piacere sadico dell’uomo nel torturare e controllare l’immagine femminile e sul masochismo della donna. L’instabilità del protagonista lo rende oggetto d’indagine al pari della presunta infedeltà di Gilda.

Mai come in questo film l’immagine della donna come oggetto sessuale risulta dalla visione distorta dello sguardo maschile. La proliferazione dei punti di vista e la caratterizzazione del personaggio di Gilda, cui sono concessi momenti intimi e privati, sgretolano la sua qualità fatale rendendolo accessibile e conoscibile. È il caso delle parti danzate e cantate, che svincolano l’immagine femminile dalla prospettiva maschile di statico oggetto sessuale e si affermano come momenti di espressione del sé. Nel celebre numero “Put the Blame on Mame” Gilda infuoca le fantasie del pubblico pur sfilandosi un solo guanto: il conflitto interiore tra la maschera di dannazione che le è stata imposta e la sua realtà di donna innamorata raggiunge qui il momento più alto. La narrazione stessa assume la forma di uno spogliarello, togliendo strato per strato tutte le maschere di Gilda.

Provocatoria, sfrontata e capricciosa, Gilda è in fondo innocente: a sciogliere l’intricata e perversa trama dei rapporti giunge il personaggio del poliziotto, rappresentante della Legge e figura paterna che soppianta l’autorità negativa di Ballin, sotto la quale sia Gilda che Johnny si collocavano come oggetti sessuali, e si afferma come unica fonte attendibile della verità del discorso.
In questo senso Gilda è uno dei più chiari esempi di testo noir che mette in luce le contraddizioni del desiderio maschile, ma è anche un film sorprendente per la modernità delle implicazioni psicanalitiche, ed indimenticabile per la presenza incendiaria e malinconica di Rita Hayworth.

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