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  • Gli Abbracci Spezzati

    Diretto da Pedro Almodóvar

    Data di uscita: 13-11-2009

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Come in un film

“Gli Abbracci Spezzati” sono una fotografia strappata in mille pezzi, un ricordo rimosso e seppellito, come i due amanti di Pompei imprigionati sotto la lava del Vesuvio, protagonisti della scena di “Viaggio In Italia” di Rossellini citata nel film.

Immagini che raccontano di un amore straziante e impossibile, come quello di ogni melodramma che si rispetti. Con un triangolo sentimentale tipico del genere: il regista Mateo Blanco (Lluís Homar) e la sua musa Lena (Penélope Cruz), avvinti da un legame travolgente e intenso, e che pure sarà divelto dalla gelosia del produttore Ernesto Martel.

Cinema e vita si incrociano sempre in Pedro Almodóvar, ma forse ne “Gli Abbracci Spezzati” più che negli altri film del regista è la potenza del racconto cinematografico a rivestire una funzione cardine. Il cinema può far male, fino al punto di uccidere (come capita alle immagini furtive che cattura voyeuristicamente il figlio del produttore Martel). Ma a volte può anche assumere su di sé una valenza liberatoria e quasi taumaturgica. Ed è così che il montaggio finale della sua opera rappresenta per Mateo un modo di rielaborare la tragedia e di tornare alla vita, rianimando il ricordo di quegli abbracci spezzati attraverso l’eternità di un’immagine che scorre sullo schermo.

OneLouder

Pedro Almodóvar rielabora ancora una volta la mitologia che alimenta il suo cinema, innestando nella struttura classica del melò alcuni elementi tipici del noir, da cui attinge in particolare il tema della doppiezza (tutti i personaggi rivestono, in qualche modo, un duplice ruolo), declinato anche attraverso l’espediente del film dentro il film. Ma questa volta il meccanismo funziona solo in parte: il film risulta schiacciato dagli eccessivi rimandi metacinematografici e dalle ricorrenti autocitazioni, finendo per risultare solo un gioco intellettualistico e freddo.
Roberto Castrogiovanni

“Volver” evidentemente era una sorta di acme e, si sa, dopo le cime cominciano le discese, se non addirittura le scivolate. E Almodóvar qui commette il suo primo, grande, passo falso: un film che si dilunga in più di due ore di noiosissimo melodramma – chi mai avrebbe pensato di usare il termine “noioso” per una sua opera? – che si salva giusto per un finale in cui Pedro, come ciliegina sulla torta di un discorso squisitamente – e forse troppo esplicito – metacinematografico, riporta sullo schermo alcune sequenze, reintrerpretate, dello splendido “Donne Sull’Orlo Di Una Crisi di Nervi”… E allora il sorriso riaffiora. Ma l’amaro in bocca, purtroppo, rimane.
Paolo Valentino

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Contro

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