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L’età più bella, quella che verrà!

Truffaut parla dell’infanzia come di un’emarginazione, di uno stato in cui l’individuo deve sottostare al disprezzo, alla brutalità, ai vizi dei grandi.
“Gli Anni In Tasca” non è raccontato con gli occhi dei ragazzini protagonisti, piuttosto con gli occhi di chi di quei ragazzini ride. A Thiers, un piccolo pese della Francia, si ambientano umori e rapporti di questi che si misurano con l’ambiente scolastico, con gli adulti, con il cinema divenuto nuovo mezzo di comunicazione. Si ritrova un Truffaut bambino che marinava la scuola per nascondersi nelle sale cinematografiche. Si rivede l’ambiente mite di una borghesia per bene, quella che la Nouvelle Vague si propone di riprendere.
Ad una scena iniziale ambientata sui banchi di scuola seguono spezzoni di vita familiare, adulti che parlano dei bambini come di un peso. La seconda parte della storia vede, invece, gli acerbi problemi adolescenziali, dai primi approcci con la sessualità all’iniziazione sentimentale. Il finale scopre una tragedia troppo a lungo ignorata, il maltrattamento del piccolo Julien.
Come piccole parabole, le scene del film sembrano voler proporre riflessione sulla condizione giovanile, sul distacco abissale dal mondo degli adulti, sul fallimento che provoca il mancato amore di un figlio.

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