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Il marito del soldato

Negli Stati Uniti i disastri della guerra non vengono raccontati soltanto calando la cinepresa nelle sabbie dei campi di battaglia, ma anche rappresentando le situazioni familiari dei soldati coinvolti nei conflitti. Pur collocandosi all’interno di questo filone, con la sua pellicola d’esordio James C. Strouse ribalta il più classico dei cliché: chi non torna dalla guerra in Iraq è infatti una donna, il soldato Grace, madre di due bambine e moglie di Stanley (John Cusack).
Quando gli viene data la terribile notizia il suo mondo crolla, e nel tentativo di rimandare il più possibile il momento in cui dovrà informare le figlie dell’accaduto, le coinvolge in un viaggio in auto durante il quale cerca di regalare loro gli ultimi momenti di serenità prima dell’inevitabile sofferenza.

Tratti distintivi dello stile registico sono la pulizia e il realismo nella rappresentazione dei sentimenti, messi in rilievo da un intreccio che è esile e poco movimentato quanto d’altronde può a volte essere la vita.
A fungere da fulcro della rappresentazione è il personaggio di Stanley, uomo grigio e impantanato nella routine, chiamato a rapportarsi da solo con le figlie malgrado non se ne senta in grado. Lo seguiamo nei suoi tentativi di capacitarsi della situazione, di arginare il dolore, di cercare una strada all’interno del caos in cui si sente sprofondato, ed è giusto e normale che il regista lasci in secondo piano le considerazioni politiche sulla guerra in Iraq.
Se essa è una presenza sullo sfondo, forse sono proprio le donne ad essere, in absentia, le vere protagoniste. Tanto la moglie di Stanley quanto la madre, entrambe invisibili per tutta la durata del film, sono le garanti di un ordine familiare che l’uomo si sforza di non far crollare del tutto, esclusivamente in funzione delle figlie.

Sebbene il soggetto sia sensato e particolare, il fatto che sia sviluppato secondo gli schemi tipici del road-movie ne smorza l’impatto; ed è forse il caso di dire road-movie indipendente, visto che ogni singolo fotogramma e ogni nota della colonna sonora dichiarano la propria appartenenza all’identificabilissimo genere Sundance.
Il film è prodotto dalla New Crime, di proprietà dello stesso John Cusack. Considerate la centralità del suo personaggio e la prova attoriale di rilievo (ma un po’ sopra le righe), si potrebbe avanzare un sospetto: e se il tutto fosse anche un furbo showcase?

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