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Condannato dal Signore

Un Papa che si fa uomo, faccia a faccia con le sue fragilità, in crisi per un ruolo di potere che non sente suo: i dilemmi interiori saranno fautori di un’irreversibile scisma dell’animo che vedrà nella fuga l’unica provvidenziale via d’uscita. In soccorso dell’inaspettato intoppo, il Vaticano chiama a raccolta lo strampalato psicanalista Moretti, brillante specialista risucchiato in un’insolita coabitazione forzata con i cardinali di cui farà rivivere la parte più umana. Sarà ancora una volta il pallone, veicolo d’unione, a stemperare il grigiore delle gerarchie ecclesiastiche. Alll’Habemus Papam e al rituale che ne accompagna l’epilogo siamo avvezzi, ma di questo personale morettiano, come è sua consuetudine, poco ci è dato sapere: il mistero campeggia, il riserbo fa da cornice e ciò che velatamente trapela ne enfatizza il valore.

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Con delicato pudore Nanni Moretti si avvicina al papato attraverso un uomo incapace di assolvere nuovi e gravosi incarichi, ri-desegnandone l’intima figura senza violarne l’essenza: la solennità offuscata dalla paura, il potere soppiantato dallo smarrimento. Abile nel dirigere i personaggi e misurato nella sceneggiatura, l’autore non cede alla derisione ma, con sano e rispettoso garbo, tesse una commedia dolente dalle intime ritrosie sui paradossali controsensi del potere, tipici della contemporaneità. Si mette a nudo una categoria umana in un labirinto psico-emotivo e si dimostra che l’infallibilità è un’utopia, con un tono complesso sospeso tra solennità spirituale e piacevole ironia.

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