Home > Recensioni > Heroes For Sale

Il cuore contro le avversità

Si potrebbe definire un’apologia del capitalismo solidale, questo “Heroes For Sale”, dramma agile e sfaccettato di William Wellman.
Siamo negli anni post depressione (1933), e gli States hanno bisogno di grandi valori e di una buona iniezione di fiducia, ma senza che questo significhi astrazione utopistica, o distacco da una realtà che tra Prima Guerra Mondiale, proibizionismo e grande depressione ha fiaccato lo spirito di gran parte della popolazione.
Per questo Wellman tesse le trame di una vicenda estremamente cangiante, alla ricerca di un equilibrio tra progetto edificante, sprone morale e tributo all’eroismo. Tom Holmes (Richard Barthelmess) è un soldato valoroso e sfortunato: per portare a termine una missione rimane gravemente ferito e viene fatto prigioniero dai tedeschi, che tempo dopo lo rilasciano grazie a uno scambio diplomatico. Nel frattempo, il suo superiore si è preso l’immeritata gloria, mentre a lui rimane soltanto una dipendenza dalla morfina (inizialmente usata come analgesico) e una vita da ricostruire. Da lì in avanti, la sua esistenza diviene un’incessante susseguirsi di eroiche riprese, brillanti intuizioni e fragorose quanto ingiuste cadute.

Molti gli stili mescolati nel plot, nonostante la durata non certo titanica (76′): melodramma, tratti di commedia brillante, finestre sul sociale, dopo un incipit che farebbe presagire un classico film bellico. Si scade un po’ nel film a tesi, con una chiara manifestazione (di stampo conservatore e populista) di fiducia nell’uomo di spirito, cuore e ingegno come unico agente decisivo nelle sorti della collettività, contro la caricaturale minaccia di quelle ideologie basate sulla ricerca di un sistema che sia intrinsecamente equo, qui rappresentate dal ‘rosso’ Max, svitato e riprovevole, che “odia il capitalismo soltanto fin quando non ha i soldi” – mentre il resto del mondo affoga nella povertà e nella disoccupazione, e la salvezza passa attraverso illuminati benefattori. Nonostante il sottinteso ammonimento nei confronti dei ricchi e potenti, le figure paradigmatiche funzionano solo a tratti, e sono pregne di un massimalismo un po’ irritante, ma sul piano prettamente emozionale, complice la buona fotografia e una sceneggiatura tipicamente da grande produzione (siamo, in accordo con la sezione de “Il Cinema Ritrovato” in cui il film è stato presentato, nell’età d’oro della Warner), il film riesce a raggiungere il pubblico con buona efficacia, puntando molto sul carisma del magnanimo (e inverosimilmente sfigato) Tom, che ci offre nudo esempio di umanità, misericordia e grandi valori di bontà e abnegazione, neanche fosse un personaggio uscito dalla matita di Walt Disney.

Scroll To Top