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L’età dell’oro della Roma del cinema

Se volessimo andare alla ricerca degli anni d’oro del cinema italiano, dovremmo fare un salto indietro di circa cinquant’anni, andare a ripescare nei cinegiornali in bianco e nero, e nello sterminato archivio dell’Istituto Luce. Scopriremmo così che nell’arco di soli vent’anni (gli anni ’50 e ’60), è avvenuta la più prodigiosa crescita culturale ed economica del nostro paese.

Marco Spagnoli, qui alla sua prima prova da regista, ha raccolto, in 70 minuti, tutto il necessario per comprendere quello che è avvenuto in meno di un lustro nel cinema nostrano, che proprio in quel breve lasso di tempo, rappresentava, più di Hollywood, il cinema mondiale. Hollywood sul Tevere è un film di montaggio, in cui si riconoscono i volti del cinema italiano, europeo ed americano, ed in cui passano in successione le più grandi produzioni della storia del cinema mondiale, da Ben Hur a Cleopatra.

Il film inizia con le scene della prima manifestazione di piazza organizzata da attori, registi e maestranze, che chiedevano al governo un aiuto per permettere a tutto l’indotto cinematografico, ed a Cinecittà in particolare, la possibilità di attirare nuovi capitali, soprattutto esteri, dopo i disastri della II guerra mondiale. Sarà da quel preciso momento che, una semplice legge, avuta grazie all’intervento dell’allora sottosegretario al governo, Giulio Andreotti, si riusciranno a realizzare co-produzioni internazionali, a capitali italiani e stranieri.

La Hollywood di cui ci parla Spagnoli, è quella dei grandi attori che venivano scritturati per realizzare film mirabolanti, spesso di scarso spessore culturale e pieni zeppi di errori e anacronismi, ma grandiosi nelle scenografie e nei costumi. Anfri Bogart e Lauren Bacall, Roberto Rossellini e Ingrid Bergman, Liz Taylor e Richard Burton, affiancati dalle tante dive italiane, Gina Lollobrigida e Silvana Pampanini, affollando i tavolini dei locali di Via Veneto, trasformarono, in breve tempo, quella strada nella più fotografata al mondo, dove ogni sera si riversavano centinaia di paparazzi, resi poi celebri, e immortali, da Federico Fellini ne La dolce vita.

Il film passa in rassegna eventi, premi, festival, anteprime, tutte quelle occasioni che riportavano sui giornali italiani, ma soprattutto stranieri, l’immagine di un paese ricco, glamour, pieno di fascino e di storia. Il valore intangibile di quel periodo a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 è non solo quello di aver dato vita ad opere cinematografiche entrate nella storia del cinema mondiale, ma anche di aver riesumato e rilanciato tanti altri settori del nostro paese, uno tra tutti quello della moda. Era infatti a Roma che le attrici e le mogli dei grandi produttori americani, venivano a vestirsi, permettendo l’affermazione del Made in Italy, e di atelier quali le Sorelle Fontana (che vestirono Linda Christian per le sue nozze romane con Tyrone Power), Emilio Schuberth, Simonetta.

Fu un’età dell’oro, un periodo irripetibile, che fece da volano per la nostra economia; i venti della contestazione e il diffondersi della televisione interruppero questo prolifico connubio moda-cinema, causando anche lo spostamento degli investimenti verso le produzioni televisive.
Il film si chiude con i grandi attori hollywoodiani che salutano dalle scalette degli aerei, in partenza per l’America; un arrivederci che in realtà è stato un vero e proprio addio, che ha rappresentato la fine di un epoca gloriosa, in cui Roma è tornata ad essere, forse per l’ultima volta, caput mundi.

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