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Per la bellezza del gesto

«Per la bellezza del gesto», risponde Oscar (Denis Lavant) quando gli domandano perché lo faccia. Perché continui a fare quel lavoro di cui comprendiamo profondamente il senso — praticare il gesto fisico per la sua pura bellezza, appunto — ma del quale ci sfuggono certi dettagli e soprattutto le origini.
La giornata di Oscar è scandita da tanti appuntamenti e ognuno di essi contiene una vita diversa, un ruolo da interpretare, un genere cine-letterario, una missione da compiere. Oscar è un attore? Se sì, chi sono i suoi registi? E gli spettatori? Quella che vediamo sullo schermo è la vita o il suo riflesso filmico?

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Oltre la bellezza, oltre l’estetica. Leos Carax con “Holy Motors” — dopo Cannes e Torino finalmente nelle nostre sale dal 6 giugno — coglie l’essenza e la pienezza di senso del gesto umano e cinematografico. Ci lasciamo condurre da Oscar in ogni microstoria e, pur senza saperne niente, la capiamo intimamente e ce ne lasciamo avvincere, sorprendere e commuovere. Perché sono azioni e immagini che conosciamo, per averle vissute (o viste al cinema, o lette nei libri, ma fa differenza?), e nelle quali riconosciamo noi stessi. Persone o personaggi, volti o maschere, uomini o macchine.

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