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Quei familiari vizietti

Nella grande libreria che sono le produzioni di De Palma a questo “Vizietti Familiari” spetta senz’altro uno scaffale a parte. Unico e diverso da praticamente ogni
produzione mai – e finora – realizzata, è un tributo al grottesco e alla scopofilia scritto dallo stesso regista.

Denis, giovane studente di cinema, è iscritto a un corso di nome “Star-Therapy” tenuto dal Dr. Tuttle detto “The Maestro”. Scopo di tal corso è quello di far sentire ogni partecipante protagonista della propria vita attraverso il divismo e l’autocelebrazione. Il giovane Dennis comincia pertanto a girare un film sulla sua vita e lo fa partendo dalla sua delirante famiglia.

Difficile trovare parole appropriate per descriverlo: il film ha la sua forza nella psicologia dei personaggi, tutti molto curati e che interagiscono coerentemente l’uno con l’altro. Dal padre marpione al fratello maggiore paladino dell’autocontrollo e del natural-salutsimo, dalla madre, ossessionata dall’aspetto fisico e frustrata dalla libido malriposta del marito, a Denis, fratello minore, unico sano della famiglia ma al contempo il meno considerato.
L’interazione tra questi è senz’altro comica, risultando però in molti casi fine a se stessa, come se tutto non fosse altro che un esercizio di stile, ben riuscito, ma ad uso e consumo più del regista che non degli spettatori. La scelta del cast è in ogni caso azzeccata, dal mitico Douglas padre a Nancy Allen.

Chi ha apprezzato “Hi Mom” troverà in “Vizietti Familiari” molte somiglianze: dalla fusione tra realtà e finzione all’uso di scene grottesche e sempre al limite.
Una parentesi depalmiana che merita senz’altro attenzione.

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