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Un incubo di casa

Applaudito da critica e pubblico all’ultimo Festival di Cannes, “Home” è l’opera prima della regista franco-svizzera Ursula Meier ed ha come punto di forza, sia artistico sia pubblicitario, l’interpretazione di una delle grandi dame del cinema cosiddetto d’autore, Isabelle Huppert, che proprio a Cannes quest’anno sarà presidente di giuria.

La storia prende spunto da un dato realistico, le tangenziali che all’entrata delle nostre città fanno letteralmente slalom tra i palazzi, e lo trasforma in una storia surreale, per darle valore esemplare.
Una famiglia vive isolata e contenta sul ciglio di un’autostrada che non è stata mai inaugurata; un giorno cominciano a passare le prime macchine che diventano un fiume in piena, rendendo la vita impossibile ai componenti della colorata famigliola, tanto che per parlare devono urlare, per dormire devono usare i tappi e durante i grandi esodi/rientri vacanzieri, con le auto bloccate nel traffico per ore, non hanno privacy, per non parlare poi dello smog che respirano, elemento questo che diviene l’ossessione della figlia adolescente.

Ed è l’ossessione il punto discriminante tra l’iniziale tono da commedia con personaggi un po’ sui generis ma simpatici, alla “Little Miss Sunshine”, e il pedante tono da apologo politico, ecologista, famigliare: un frullato un po’ ambizioso insomma, con la conseguente crisi di nervi che percepiamo ben impiantata fin dall’inizio in ognuno dei personaggi. La commedia diviene favola spaventosa – come tutte le favole – ma non convince fino in fondo perché mostra i limiti di una sceneggiatura macchinosa, in cui i personaggi risultano artificiosi agendo solo in funzione dell’espressione di un preciso concetto, che così diviene banale.

È sempre pericoloso portare gli apologhi al cinema, perché si ha uno spostamento di piani, si salta a piè pari l’analisi della realtà nella realtà, per portarla su di un terreno in cui la fantasia e la creatività vengono incanalate nella logica lucidissima di un messaggio di denuncia.

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