Home > Recensioni > Hotel Meina

L’amore ai tempi dell’armistizio

8 settembre. Questa data potrebbe far pensare soltanto agli ultimi giorni dell’estate, ed è questo lo scenario con cui in effetti si apre “Hotel Meina”: le sponde del Lago Maggiore, i bagnanti che prendono il sole, due innamorati che si tuffano nell’acqua.
Ma poi ecco che, con un effetto ralenti, veniamo catapultati nel 1943. E tutto cambia.
Siamo a Meina, in un albergo in cui alloggia un gruppo di ebrei e dove la gioia per la notizia dell’armistizio, ascoltata alla radio dalla viva voce di Badoglio, viene subito raggelata dall’arrivo di un plotone di SS, capitanato dal comandante Krassler. Gli ebrei vengono isolati al quarto piano dell’edificio e Noa, la protagonista, viene allontanata dal suo innamorato, Julien.

Tratto – non fedelmente, almeno a giudicare dalle vivaci polemiche di Becky Behar, cui si è ispirato il personaggio di Noa – dal libro di Marco Nozza, la pellicola di Lizzani probabilmente vuole indagare altro: non la Storia dell’ultima tragica fase della Seconda Guerra Mondiale, ma piuttosto la psicologia, innalzata a valore simbolico e – perché no? – macchiettistico, di alcuni tipi umani di quegli anni. Non si spiegherebbe altrimenti l’uso spasmodico di primi piani, spesso caratterizzati da un forte contrasto di luce e ombra, che focalizza l’attenzione più sull’individuo che sulla categoria storica. L’intensità e il pregio del film di Lizzani stanno proprio in questo. Ecco allora che quando questo tipo di discorso viene approfondito, il film regala sequenze davvero memorabili, come lo scontro finale tra Erika Bern – la finta germanica, in realtà antinazista – e il comandante tedesco, o anche il tuffo di Noa nei suoi ricordi del 1943, fatti di cadaveri che fluttuano nelle acque del lago.

Oltre a questo, il film non aggiunge nulla di nuovo al panorama delle opere – cinematografiche e televisive – incentrate sul tema della Seconda Guerra Mondiale. E forse è meglio così. “Hotel Meina” è piuttosto una storia di sentimenti, forti, e lacerazioni. Non a caso ad essere separate dalla Storia sono sempre le coppie.
Un film d’amore, dunque. E all’amore ci si abbandona, oppure lo si lascia scivolare via senza curarsene.

Scroll To Top