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I Bambini Della Collina Di Petri?ek

La guerra attraverso gli occhi dei bambini

Il ricordo, le reminiscenze, le sensazione che i pensieri del passato sono in grado di rianimare dal silenzio della mente.
Un tunnel bianco e nero.
Passi.
Un uomo.
Paura e voce tremante.
Accecante colore emozionale.
L’inizio di una serie di racconti che portano i narratoni a spogliarsi di pesi e sofferenze taciute per via del regime dell’Europa dell’Est e della dittatura più profonda dei loro sensi di colpa; voci di anziani dagli occhi di bambino, pieni di dolore e lacrime, pieni di paura e di vuoto.
Le emozioni delle parole si mescolano con quelle delle vecchie fotografie che cercano di ricreare ciò che resta del passato… riprese in bianco e nero, come a continuare il tempo, senza stacchi, del resto i bambini che erano spaventati ora sono anziani che celano le stesse angosce e gli stessi orrori.
Le vicende narrate si stagliano sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale, quando la Slovenia era occupata dalle forze armate tedesche, italiane e ungheresi e faceva parte della Jugoslavia. Il conflitto della resistenza si concretizzò nel Partito Comunista, che oltre a voler liberare quelle terre voleva creare un ordine sociale. Il partito aveva due tattiche: in pubblico lavorava per la libertà ma segretamente operava con azioni criminali e illegali. Nel 1942 in Slovenia iniziò la vera e propria guerra civile, intestina; successivamente nel 1943 l’Italia si arrese e il territorio fu occupato dai tedeschi e le forze contro i partigiani vennero trasformate in una sorta di esercito interno sotto il comando dei tedeschi.
Quando la Germania capitolò i componenti dell’esercito volontario interno e numerosi civili scapparono verso l’Austria, così arrendendosi all’esercito inglese, ma nella seconda parte del Maggio del ’45 gli inglesi lasciarono l’esercito volontario, le loro famiglie e i civili in Jugoslavia nelle mani dei partigiani e la maggior parte di queste persone venne uccisa nel silenzio. Addirittura anche dopo la Guerra più di 13.000 abitanti sloveni e decine di miglia di persone che avevano collaborato furono uccise. Questi omocidi post-guerra vennero accuratamente tenuti segreti sotto il potere di Tito per oltre trent’anni; fino al 1975, quando uno scrittore sloveno spezzò l’omertà pubblicando in territorio italiano, proprio a Trieste, un libro denuncia, libro che ovviamente fu bandito dai territori sloveni. Il processo su questo massacro non è ancora finito.
Racconti strazianti di bambini che si svegliavano dai loro giochi per capire la realtà che stavano vivendo, bambini che perdevano la loro innocenza, la loro fanciullezza, i loro punti di riferimento; nel 1943 venne ordinato, nei campi dei prigionieri, di separare i bambini dalle madri. Lamenti e strazio, bimbi disperati venivano strappati dai seni materni e solo ultimi ricordi di sorrisi e amore rimanevano prima di cadere nel buio dell’abbandono e della paura.
Il documentario è semplice, triste e doloroso; ha commosso l’intera platea e gli stessi narratori che hanno compiuto questo viaggio per poter dare finalmente luce e voce alle sofferenze che li hanno fatti crescere.

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