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  • I Demoni Di San Pietroburgo

    Diretto da Giuliano Montaldo

    Data di uscita: 24-04-2008

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Il senso tragico e controverso dell’esistenza

Per molto tempo la storia è rimasta solo nella fervida immaginazione di Giuliano Montaldo per poi essere partorita sul grande schermo grazie alla collaborazione con Rai Cinema e alla produzione di Elda Ferri.
1860, spiriti rivoluzionari e ribelli si agitano nella notte: San Pietroburgo ne è il grembo.
La storia si snoda tra tinte fosche ed oscure fungono da complice scenario a Fjodor Mikhajlovic Dostojevskij, il grande genio letterario, che, sopraffatto dall’eplilessia, con fare quasi schizofrenico è costretto a dividersi tra la sofferta stesura del “Il Giocatore”, lavoro che lo sfianca e che ultimerà grazie all’aiuto di Anna, giovane stenografa impacciata ed (almeno inizialmente) intimidita dalla sua possente figura, e il disperato tentativo di scongiurare un ulteriore lutto tra i componenti della famiglia imperiale.
Il tutto enfatizzato dallo schiacciante incalzare del tempo che lo stringe in una terribile morsa, con il genio continuamente diviso tra sogno e realtà, tra passato e presente, tra senso del dovere civico e lo spirito rivoluzionario che lo aveva tanto contraddistinto – e, sullo sfondo, la tragica paura di essere stato un cattivo maestro per le nuove generazioni a causa dei propri errori, delle proprie colpe.
Neve, freddo intenso che penetra fin nelle ossa, marce chilometriche, catene, schiavi affranti e tormentati nello spirito: in un’unica parola Siberia, ovvero il demone che riaffiora puntualmente, il marchio impresso a fuoco sulla sua esistenza.
Regia incisiva, armonica e toccante interpretazione dei protagonisti: il film porta in primo piano il tormentato rapporto tra Anna e il Maestro in un ritratto in cui il timido timore quasi reverenziale muta fino a diventare affetto puro e semplice, per culminare in un profondo amore contornato da rispetto e stima, in un percorso interiore che ben si rispecchia nei vitrei occhi di Anna, vera cartina di tornasole dell’evoluzione da severa durezza a sentita comprensione e commozione fino a una dolcezza che sancisce la ritrovata maturità esistenziale.
L’impianto scenico incalzante e coinvolgente, accompagnato da musiche nostalgiche e struggenti, suscita quindi nello spettatore senso di smarrimento, disorientamento, trepidazione, addirittura palpitazione, fino ai morsi sommessi della follia, evocando i demoni che albergano in ognuno di noi.

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